Garibaldi, un mito anche in tavola

Garibaldi, un «mito» anche a tavola: lo ha scoperto, dopo decenni di oblio, l’Editrice Salomone Belforte, che ha dato alle stampe nel 2002 un volume a cura di Clelia Gonella (79 pagine, 21 euro) tratto dal quaderno ricette di Casa Garibaldi: «Ricette di Caprera, ricette della costa ligure da cui provenivano i genitori di Garibaldi, ricette nizzarde e ricette di amici che andavano a trovarli. Comunque - come sottolinea Franca Torsellini, vicedelegata della Delegazione di Livorno dell'Accademia italiana della Cucina - i piatti preferiti da Garibaldi erano lo stoccafisso, la bouillabaisse, il minestrone alla genovese con il pesto e la pissaladiere, specialità nizzarda, e quando raramente c'erano un po' di soldi, un pezzo di carne magra arrostita sulla brace che il Generale chiamava "ciurasco" perché gli ricordava i tempi dell'America». La riscoperta, invece, del menù garibaldino con la rassegna «Garibaldi a tavola» è nata da un'idea dell'Ufficio di Comunicazione di Palazzo Ducale che sulla rivista «La Cucina italiana» ha trovato la citazione del libro di Belforte, casa editrice di Livorno con la quale il Ducale collabora anche per la presentazione a novembre del ricettario con Slow food al Garibaldi café. Da più di due mesi, inoltre, il Ducale sta lavorando con una ventina di ristoranti, bar e gelaterie cittadine per creare un circuito gastronomico collegato alla rassegna espositiva «Garibaldi. Il mito». Fra l'altro, per i possessori del Pass Garibaldi - ricorda Florence Reimann - è stato concordato uno sconto proprio in tutti questi locali che saranno riconosciuti dal pubblico grazie a delle vetrofanie. L'iniziativa oltre ai ristoranti del Centro riguarda anche Nervi.