Garibaldi-Repubblica, via ai lavori Sipario alzato sulla città del futuro

La Città della moda «firmata» da César Pelli. Albertini: ancora una volta Milano è il motore del cambiamento e del rilancio

Gabriele Albertini dà il «si levi il sipario» e l’enorme telone scorre. Dietro ruspe e camion accendono i motori e cominciano a spostare cumuli di terra. Il «grande sterro», come lo ribattezza lo scrittore Luca Doninelli citando un titolo di Andrej Platonov. La ferita decennale o la Tobruk di Milano, come continua a chiamarla il sindaco. Garibaldi-Repubblica e Varesine, apre il cantiere con vista sul 2010. Anno in cui lì dove c’era solo abbandono e degrado, una fetta di città tornerà a vivere. «Un’altra tappa del Rinascimento di Milano - annuncia fiero il governatore Roberto Formigoni -. Un luogo in cui sarà recuperata la dimensione della piazza e del dialogo. E la bellezza, elemento fondamentale della vita della persona».
Un progetto, quello firmato dal maestro argentino dell’architettura contemporanea César Pelli, che collegherà attraverso un percorso pedonale la vasta area che si estende da Corso Como all’Isola, per arrivare fino a Piazza della Repubblica. «Ancora una volta - le parole di Albertini -, Milano è il motore del cambiamento e del rilancio, perché non abbiamo mai smesso di credere nelle nostre capacità. Il pubblico e il privato agiscono per un fine comune: la città si arricchisce di nuove e più efficienti strutture, di quartieri più belli, di nuovo verde, senza che tutto questo gravi sui bilanci comunali».
Un progetto, quello presentato dalla cordata vincente Hines e Gruppo Fondiaria Sai per l’area Garibaldi-Repubblica e sempre da Hines con Galotti Spa per le Varesine, nel quale già le cifre fanno capire la portata dell’intervento. Oltre 250mila sono i metri quadrati di aree dismesse unificate, 120mila saranno quelli destinati allo spazio pedonale e 85mila metri quelli occupati dal verde. Con il sigillo della Biblioteca degli alberi, suggestivo orto botanico che diventerà il terzo parco della città. Imponente il polo istituzionale con la nuova sede del Comune per ospitare gli uffici tecnici e quelli urbanistici, quelli del Traffico e del Trasporto, oltre al comando della polizia locale. «Con almeno 35 piani - spiega Albertini - sarà uno dei nuovi simboli della città, punto di riferimento per i suoi abitanti, ispirato a concezioni architettoniche all’avanguardia». Al suo fianco il Pirellone due, il grattacielo della Regione firmato dal gruppo di progettazione Pei Cobb Freed, Caputo Partnership e Sistema Duemila Milano. Una torre di oltre 160 metri e un complesso di quattro edifici più bassi, per il sindaco «il Grattacielo Pirelli di Giò Ponti del Terzo Millennio». E poi il centro culturale con il museo e la scuola della moda, i 20 mila metri di spazi museali e formazione universitaria, 20mila di spazi espositivi, 50mila di showroom e uffici, 10mila destinati alla ristorazione, 15mila alle residenze. Nascosto nel sottosuolo l’enorme posteggio sotterraneo di 40mila metri. Il tutto perfettamente servito da cinque fermate di linee metropolitane e dal passante ferroviario.
«Regione e Comune - ricorda l’amministratore delegato di Hines Italia, Manfredi Catella - hanno spinto gli imprenditori a cominciare questo progetto». E Ricorda Nicola Trussardi e il padre Riccardo, pionieri di un’impresa che in troppi definivano impossibile. «Una sfida imprenditoriale che non può non avere dietro una visione etica e morale. Che ha permesso che lì dove c’erano tredici diversi proprietari, una ferita da simbolo di degrado potesse diventare simbolo di eccellenza».
«Con la fantasia in dote a un ingegnere - sogna a occhi aperti l’assessore Gianni Verga -, mi proietto con la mente al 2015. Al terrazzo all’ultimo piano della sede del Comune che, raccogliendo la sfida di Formigoni, immagino più alto di quello della Regione. Da lì ammirerò la nuova skyline di Milano che vedrà accanto al Pirellone piccolo, il nuovo palazzo della Regione di Paolo Caputo, Henry Cobb, Ieoh Ming Pei e James Ingo Freed e poi ancora i grattacieli della Città della moda di César Pelli immersi nel verde della Biblioteca degli alberi firmata da Petra Blaisse e poi ancora, alla ex Fiera, le tre forme inconfondibili di Arata Isozaki, Zaha Hadid, Daniel Libeskind e Pier Paolo Maggiora. E poi il Portello di Cino Zucchi, Guido Canali, la Santa Giulia di Norman Foster e all’orizzonte il nuovo Polo fieristico di Rho-Pero». «Laddove si accende una luce di moda – gli fa eco l’assessore Giovanni Bozzetti - subito ne sorgono tutto intorno tante altre che illuminano la città attraverso l’apertura di ristoranti, bar e nuovi negozi». «Milano ha una grande vita nascosta sotto la cenere», il sigillo di Doninelli.