«La Gariboldi in cella con un’omicida»

«Sono stato a trovare in carcere Rosanna Gariboldi due o tre settimane fa. Aspetti che guardo l’agenda, era sabato 24 ottobre». Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano e presidente della commissione Affari esteri del Parlamento europeo, racconta la visita a San Vittore: «Sono andato con l’europarlamentare Mario Mauro. L’ho trovata molto provata, nel vederci si è commossa, si è messa a piangere, si è potuta liberare di un peso. È una regola deontologica che non si possa parlare di temi che riguardano l’inchiesta quando il deputato va in carcere. Il colloquio non si svolge in parlatorio ma in cella, nel nostro caso alla presenza della direttrice di un’ala femminile».
In quali condizioni l’ha trovata?
«Doveva essere nel listino bloccato per fare il consigliere regionale e invece si ritrova in carcere. È grande la sproporzione tra l’ultima volta in cui l’ho incontrata, alla cena del Pdl prima delle elezioni politiche di un anno fa. Allora era al tavolo con il marito, Gian Carlo Abelli, e con Silvio Berlusconi. Non la frequento abitualmente, ma mi ha colpito che tu incontri una persona e da un giorno all’altro è come se avesse subito un incidente stradale. Perché devono accadere certe cose?».
In questo caso si tratta di un’inchiesta. Non crede alle accuse?
«Non entro nel merito della vicenda né sulla validità dell’impianto accusatorio. Sul caso Grossi non posso esprimere nessun giudizio, ma posso dire che lei era veramente una persona affranta, in cella con una donna che aveva ucciso il marito».
È detenuta nella stessa cella con un’omicida?
«Sì. E mi aveva colpito che in questo frangente avesse avuto parole di umanità e di affetto per la sua compagna di cella. Mi ha detto che le stava capitando una cosa terribile ma che la storia di questa donna era peggiore della sua e che lei cercava di vivere la situazione con positività, per quanto possibile, cercando il lato positivo dalla sofferenza e una via per conoscere se stessa. Un modo molto cristiano di vivere la situazione. È come un lutto. Abbiamo cercato di dirle, sia Mauro sia io, con la nostra simpatia e gentilezza: non sei da sola».
Pensa anche lei come il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi, che la durata della carcerazione sia «abnorme»?
«Non lo so dire perché non ho studiato il caso dal punto di vista del profilo giuridico, non so per quali reati è indagata, credo riciclaggio, quindi reati piuttosto gravi, e mi pare che anche il gip abbia confermato l’arresto. Non posso emettere un giudizio. È stata solo un’esperienza umana».
Se non ha rapporti di amicizia con la Gariboldi, perché è andata a trovarla in carcere?
«Semplicemente perché avevo sentito il giorno prima Mario Mauro. La Moratti aveva parlato con La Russa e altri dirigenti del partito, perché era infastidita da mie dichiarazioni sui ritardi nel piano parcheggi. Mi ha fatto rimproverare dal “preside”, cioè il capogruppo della delegazione del Pdl al Parlamento europeo. È andata per vie gerarchiche. La Russa ha parlato con Mauro che mi ha telefonato per un rimprovero. Io ho replicato che non volevo fare polemiche ma che avevo riferito la verità a fronte di imprecisioni».
Scusi, ma in questo contesto come è nata l’idea di andare a trovare in carcere la signora Gariboldi?
«Mauro mi ha detto che l’avrebbe gradito, mi suggeriva per un atto di umanità che andassi anch’io».
Cioè Mauro l’ha chiamata per un rimprovero e nel frattempo le ha proposto di andare a trovare in carcere Rosanna Gariboldi?
«È esattamente come è andata. In occasione di una conversazione che non era polemica con lui, anzi quasi ci si rideva sopra sul fatto che lui dovesse farmi un rimprovero per questa vicenda».
Che valutazione dà dell’inchiesta sulle bonifiche a Santa Giulia?
«Sulla vicenda in sé non posso dire nulla, perché non conosco Grossi, non l’ho mai visto né sentito. È la prima volta che ne sento parlare e sono meravigliato, perché si dice che sia un uomo di una straordinaria ricchezza. Una persona con quei livelli di fatturato in un settore connesso con la pubblica amministrazione... ho fatto il sindaco per nove anni, almeno ne avrei sentito parlare. Oppure la sua è stata una parabola improvvisa. Ma di bonifiche la mia giunta ne ha fatte parecchie».
È la prima volta che va a trovare qualcuno in carcere?
«Sono andato a trovare altre persone in carcere in occasioni istituzionali, è la prima volta che vado come deputato. Siamo a Milano entrambi, è un atto di umanità, me l’hanno suggerito e io volentieri l’ho accettato».