Garimberti, presidente Rai "inopportuno"

Dietro gli attacchi a Minzolini il tentativo di compiacere la sinistra. Patto di non belligeranza con la Lei sulle nomine. Gli editoriali? &quot;Solo opinioni personali che non impegnano affatto la Rai&quot;<br />

Roma Nell’intervallo tra un game e l’altro al circolo del tennis Rai (sua grande passione, il tennis), il presidente Paolo Garimberti ha scagliato un rovescio a due mani contro il direttore del Tg1, che nelle stesse ore veniva perquisito dalla Guardia di Finanza per un reato gravissimo: aver tolto dalla conduzione, dopo 28 anni, Tiziana Ferrario. «È inopportuno» ha tuonato il Robert Redford di Viale Mazzini, non riferendosi tuttavia al blitz delle Fiamme gialle nell’ufficio di un giornalista, bensì all’ultimo editoriale di Minzolini, considerato molto più lesivo dell’autonomia professionale rispetto a una perquisizione militare dovuta ad una semplice causa di lavoro, cosa piuttosto frequente nelle aziende.

Sulla Finanza nell’ufficio del direttore del Tg1 Garimberti ha steso un cordiale «no comment», dietro cui si cela un cordiale compiacimento per i guai di Minzolini. La realtà, spiegano da dentro la Rai, è che Garimberti, un anno fa accusato dall’opposizione aziendale (e non solo, vedi il Fatto di Travaglio, ex collaboratore esterno di RaiDue) di «pilatismo» per la tiepida difesa di Santoro tallonato dall’ex dg Masi, ultimamente è passato più decisamente a sinistra, anche in base agli aruspici (in Rai sono tutti sibille cumane quando si tratta di capire dove soffia il vento) che tendono a indicare «centrosinistra» nella sfera del potere prossimo venturo.

Solo a settembre dell’anno scorso poteva succedere che Annozero si aprisse con un Santoro che se la prendeva proprio col presidente: «Ieri il presidente Paolo Garimberti (indicato dal Pd) si è astenuto con grave sprezzo del pericolo sulla “circolare Masi” che imbavaglia i programmi d’informazione e approfondimento... Se non andiamo errati, in una precedente vita, Garimberti era un giornalista. Lo è ancora?». In dodici mesi il meteo del settimo piano Rai è diverso. La convinzione diffusa ai piani alti di viale Mazzini è che Garimberti abbia convinto Lorenza Lei, direttore generale, a non arroccarsi sulla difesa del direttore del Tg1.

In cambio della «neutralità» del dg sulla guerra a Minzolini, il presidente ha dato via libera alle ultime nomine, il pacchetto a cui teneva la Lei. Una in particolare, quella di Marcello Masi alla direzione del Tg2, molto spinta dall’Udc (che fa il terzo polo in Parlamento ma sulle poltrone non scherza mai), votata dai due consiglieri del Pd (Rizzo Nervo, Van Straten), ovviamente da quello centrista (De Laurentiis), e per l’appunto da Paolo Garimberti.
Il presidente tennista ha preso il match con Minzolini come la carta per riscattare un mandato finora abbastanza opaco, sicuramente non abbastanza barricadero per gli standard del Pd bersaniano, per non parlare di Idv e sinistra movimentista. Si punta alla rimozione del direttore, che è protetto dai consiglieri di maggioranza, soprattutto quelli del Pdl, più debolmente dalla Bianchi Clerici della Lega. Il prossimo attacco potrebbe venire dal possibile rinvio a giudizio per peculato, in relazione alla vicenda delle spese effettuate con la carta di credito aziendale.

Lì si sprigionerà il fuoco anti-minzoliniano, con l’assenso e l’appoggio esplicito di Garimberti, che già si è scagliato duramente contro il direttore del Tg1. Significa che «Minzo» rischia il posto? Il direttore più odiato dalla sinistra ha un’assicurazione sulla vita (in Rai) piuttosto forte. Ha con Berlusconi un rapporto personale fortissimo. Il Cavaliere, così si dice, stravede per lui. E anzi sarebbe stato proprio Berlusconi, davanti alle amarezze di Minzolini per la trincea in cui è costretto a stare (anche dentro il Tg1 i minzoliniani sono la minoranza), a insistere: «Finché il premier sono io tu stai lì dove sei».