Garland Jeffreys il contorsionista del rock and roll

Antonio Lodetti

da Londra

Un cantautore di culto, amico di Lou Reed e Bruce Springsteen, un cantore della vita di strada sin dagli anni Sessanta. Antidivo, canta i perdenti con semplicità e realismo, tanto da essere definito «il portavoce degli adolescenti emarginati». È un talento eclettico; mischia ballate, blues, jazz, reggae, hip hop, rivestendoli con la voce abrasiva e al tempo stesso stilizzata e con i suoi testi ironici testi. Tra i suoi dischi-manifesto Ghostwriter, American Boy and Girl con l’hit Matador e poi nello scorso decennio una virata verso suoni più attuali con cd come Wildlife Dictionary. Reduce da un tour italiano, Jeffreys ha pubblicato l’antologia con due inediti I’m Alive, (che spazia da inni urbani come 35 Millimeter Dreams, Don’t Call Me Buckwheat fino a Return of the Matador) e si prepara a tornare in autunno con altri concerti e due album inediti. Passati i 60 anni si rimette in gioco? «Io mi sento sempre giovane, le mie canzoni dicono ciò che penso. C’è sempre una nuova battaglia da combattere, per questo ho già pronti due nuovi album che usciranno il prossimo autunno. La mia canzone migliore è sempre quella che non ho ancora scritto». Intanto allarga sempre più il suo spettro sonoro. «Sono un contorsionista, amo il rock ma non posso fare solo quello. Molti artisti si rovinano perché si esauriscono in un unico genere. Io amo mescolare jazz, folk, reggae, gospel. Sono cresciuto ascoltando Billie Holiday, Duke Ellington, Miles Davis, Frank Sinatra, John Lee Hooker, gente che univa nel canto eleganza e sentimento». Ma lui è sempre la voce dei perdenti. «Molti cantano la vita di strada come fosse un’epopea, io invece so quanto sia dura e difficile e cerco di spiegarlo ai giovani, di far sentire la loro voce». In questo è legato a Lou Reed e al Boss. «Lou l’ho conosciuto al College, è un artista vero che ha vissuto sulla sua pelle la dannazione e la genialità. Springsteen è un grande combattente e un cantore della vera America». E Tom Waits? «Una voce intellettuale dalla strada». E Garland Jeffreys chi è in realtà? «Un cantautore che fa sentire la sua voce ora per divertire ora per combattere le ingiustizie. Sono arrabbiato perché l’America ha perso una grande occasione per unire tutto il mondo contro il terrorismo. Canterò e suonerò per tutta la vita perché è la mia missione, e smetterò solo quando John Lee Hooker mi chiamerà in cielo accanto a lui».