Garlasco, 5 ore di accuse a Stasi giovedì la sentenza dei giudici

Cinque ore imiegate dal Pm per dimostrare che è stato Stasi a uccidere la sua fidanzata Chiara Poggi. Giovedì la sentenza<br />

Vigevano - Ancora cinque ore per cercare di convincere il gup Stefano Vitelli che Alberto Stasi ha ammazzato la fidanzata Chiara Poggi. Sono quelle che ha impiegato il pm Rosa Muscio per replicare alle arringhe svolte dagli avvocati dell’ex studente nelle scorse udienze. Repliche che hanno avuto una durata nettamente maggiore rispetto alla requisitoria che aveva impegnato il Pm per circa 45 minuti. La rappresentante dell’accusa ha ribattuto punto per punto a quanto detto dagli avvocati, guidati dal professor Angelo Giarda, soffermandosi, ancora una volta, sull’impossibilità per Alberto di non sporcarsi le scarpe camminando nella villetta del delitto e su un alibi, quello del computer, che a suo dire non regge. Il pm ha anche difeso la decisione, contestata nella scorsa udienza da Giarda, di proseguire l’indagine, nonostante il gip Giulia Pravon avesse disposto la carcerazione di Stasi, dopo il fermo a cui fu sottoposto un mese dopo il crimine. Ora, ha preso la parola il legale di parte civile, Gianluigi Tizzoni, che ribadirà la richiesta di risarcimento di 10 milioni di euro per conto della famiglia Poggi. In aula sono presenti la mamma di Chiara e il fratello, non il padre.

La difesa: "Nella tesi l'alibi" I 18 faldoni di documenti relativi al processo per l’omicidio di Chiara Poggi del 13 agosto 2007 a Garlasco si arricchiscono di nuovo materiale. Si tratta delle stampe della tesi di Alberto Stasi che il gup di Vigevano, Stefano Vitelli, ha deciso di acquisire durante il processo con rito abbreviato in corso. Il magistrato, nonostante l’opposizione dell’accusa, le ha accolte su richiesta della difesa per dimostrare che il 25enne stava lavorando alla tesi di laurea mentre Chiara, la sua fidanzata, veniva uccisa. Ad essere acquisite sono state le versioni del 12, 13 e 14 agosto. Secondo il collegio difensivo di Stasi la versione salvata poco dopo le 24 del 13 agosto è diversa da quella del giorno successivo. Un dato che dimostrerebbe, secondo i legali, la validità dell’alibi dell’ex bocconiano il quale ha sempre dichiarato di essere stato impegnato al computer per la tesi nel momento del delitto.