Garlasco, ecco come le indagini hanno fallito

Il pubblico ministero ha due tipi di consulenti, quelli investigativi e quelli scientifici. I primi sono gli investigatori veri e propri, coloro i quali intervengono sulla scena, acquisiscono notizie e informazioni di qualunque tipo, ascoltano le persone, interrogano, si collegano alle banche dati, agli informatori, effettuano attività d'intelligence e di altro tipo: investigatori tipo Maigret, per intenderci. I consulenti scientifici sono quelli che effettuano il sopralluogo e gli accertamenti tecnici di qualunque tipo, che analizzano le tracce e ricostruiscono alcune dinamiche speciali: sono gli scienziati del crimine, quelli che "forniscono la prova fredda" a tutte le parti processuali e al giudice stesso. In questo contesto il pm si consulta con i suoi consulenti, e quest'ultimi si consultano reciprocamente.
Quanto sopra è stato attuato anche a Garlasco, dove le suddette attività sono state effettuate dalla Procura, dai carabinieri di Vigevano e dai Ris di Parma.
Però a Garlasco l'inchiesta e l'impianto accusatorio finale si sono rivelati un fallimento: 20 mesi di indagini che né hanno individuato l'assassino di Chiara Poggi, né sono servite a dimostrare la colpevolezza di Alberto Stasi che la Procura ritiene essere l'omicida, tanto che il Gup ha disposto una serie di perizie tecniche e scientifiche con lo scopo di avere "materiale per decidere", perché allo stato dei fatti non può decidere un bel nulla.
Anche a Garlasco si è verificato il solito problema investigativo all'italiana, lo stesso che abbiamo visto anche per i casi di Cogne, Arce, via Poma, Tommaso Onofri, dei delitti del mostro di Firenze, dei fratellini Pappalardo, di Unabomber, di Meredith Kercher e di tanti altri. Il problema nasce dai limiti e dagli ostacoli che le nostre inchieste non riescono a superare, limiti e ostacoli che sono sintetizzabili nei seguenti sei aspetti:
1) le piste investigative vengono seguite una alla volta e lentamente, mai due-tre-sei-sette contemporaneamente, in tal modo le tracce si perdono i ricordi svaniscono e le piste si raffreddano.
2) Si lavora per dimostrare la propria intuizione e non si mai è disposti a tornare indietro, nemmeno se si è presi a cannonate.
3) Le inchieste poliziesche investigative da servizio pubblico "pro verità e pro giustizia" diventano scommesse personali e trampolini di lancio per acquisire notorietà e luci della ribalta.
4) Quando si forma l'errore investigativo nessuna delle tre componenti (pm, investigatori e polizia scientifica) è disposta a demistificarlo per non mettersi contro le altre due componenti, così creando squilibri di ufficio e di competenze.
5) Troppe volte i consulenti tecnici della Procura, invece di portare la sola "prova fredda, obiettiva e scientifica", si mettono a fare gli investigatori alla Sherlock Holmes e a puntare la loro immagine sulla colpevolezza dell'indagato, così schierandosi da una parte processuale e perdendo la freddezza scientifica e professionale.
6) Troppe volte gli investigatori si incaponiscono su una soluzione scadendo nell'innamoramento della tesi, sino a scommettere sulla stessa la propria credibilità e farne una questione personale e di carriera.
A Garlasco è accaduto che la triade investigativa "pubblico ministero, investigatori e scientifica" ha presentato un impianto accusatorio molto debole, basato su indizi non concordanti e incerti, su accertamenti tecnici discutibili per metodi e per conclusioni, su ipotesi senza riscontri scientifici e investigativi , tanto che il giudice ha disposto nuove perizie. C'è da chiedersi cosa abbiano fatto di concreto e di scientifico gli investigatori e gli inquirenti dello Stato in questi 20 mesi d'indagine continua contro Alberto Stasi, unico indagato e, soprattutto, come mai hanno prodotto un impianto accusatorio monco ed errorifico senza prevedere che il giudice lo avrebbe bocciato inesorabilmente. In questo scenario, purtroppo, le vittime sono la povera Chiara Poggi bestialmente assassinata e i suoi familiari che restano ancora senza giustizia, Alberto Stasi e i suoi familiari che da 20 mesi sono sulla graticola e sbattuti in prima pagina come "mostro di turno", l'opinione pubblica che attende la verità ottenuta tramite indagini serie e scientifiche.
Sarebbe quindi il caso che il coordinatore delle indagini si comportasse realmente super partes e decidesse le direzioni investigative senza pressioni di alcun tipo, che gli investigatori scandagliassero tutte le piste senza prediligerne alcuna e senza farsi condizionare psicologicamente da nessuno, che gli esperti di polizia scientifica e di criminalistica si limitassero a fornire la prova fredda, obiettiva e scientifica, senza scendere nell'arena del giallo mass mediatico.
*Criminologo
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