Garlasco, fumo nei capelli di Chiara: forse terzo uomo

La vittima non fumava e nemmeno Alberto Stasi, finora l'unico sospettato per il delitto. A lasciare "l'impronta" di nicotina potrebbe essere stato il killer

L’ombra di una persona accanto a Chiara. Una persona che non è Alberto Stasi, il suo fidanzato, il ragazzo di Garlasco che era con lei la sera prima della sua morte. Un’altra persona che è stata vicina a Chiara e che non ha lasciato quasi tracce, se non la più esile, la più volatile: il fumo di una sigaretta. Anzi, di molte sigarette. Il fumo non è volato via del tutto: si è andato a nascondere tra i lunghi capelli castani di Chiara. E lì è stato trovato.

È solo un dettaglio. Ma è il dettaglio che non quadra, che potrebbe mettere in crisi tutto il quadro, tutta la ricostruzione fatta finora della vita e della morte di Chiara Poggi. Un dettaglio inatteso, saltato fuori senza che nessuno lo cercasse. E che, all’improvviso, fa tirare il fiato all’unico indagato, Alberto Stasi, subissato di accuse a volte pertinenti al processo, a volte un po’ meno.
Accade che l’altro ieri vengano depositate nelle mani del pubblico ministero Rosa Muscio le conclusioni del professor Angelo Groppi, il tossicologo incaricato dell’ultima perizia, dopo le analisi medico legali e quelle informatiche affidate ai Ris. La scelta della Procura di analizzare i resti della sventurata ragazza alla ricerca di eventuali tracce di droga era apparsa - per quanto si trattasse di un atto difficilmente evitabile - quasi irriverente verso la memoria di una vittima senza macchie. E la risposta dei medici conferma che Chiara non aveva lati oscuri: nei reperti analizzati dai medici non c’è traccia di droga né leggera né pesante. Ma la sorpresa arriva alla fine dell’analisi, quando il perito rivela che nei capelli di Chiara sono state trovate tracce di nicotina.
Come è possibile, visto che Chiara non fumava? Unica spiegazione: fumo passivo, l’esposizione prolungata alle esalazioni della sigaretta di qualcuno che le stava accanto. Ma nemmeno Alberto Stasi fuma. Certo, un consumatore di tabacco nel giro ristretto di Chiara c’è: il padre, Giuseppe. Peccato che quando la ragazza è stata uccisa, la mattina del 13 agosto dello scorso anno, non vedesse il papà da una settimana, da quando Giuseppe Poggi era partito per le vacanze lasciando la figlia da sola nella villa di via Pascoli. E le tracce di nicotina sono presenti in tutti e tre i segmenti della folta ciocca di capelli di Chiara prelevati dopo la morte e sottoposti all’esame dei medici: il segmento finale, quello centrale, e soprattutto il segmento iniziale, quello a ridosso del cuoio capelluto, cresciuto negli ultimi giorni prima dell’omicidio.
A questa scoperta il professor Groppi è arrivato al termine di un lavoro lungo e meticoloso, compiuto analizzando - insieme alla ciocca di capelli - anche il sangue e le urine della vittima, oltre al contenuto del suo stomaco. Ampio lo spettro della ricerca: dall’alcol, all’hashish, alle droghe più pesanti. Netto il responso: «Nel dettaglio si segnala che è stata esclusa, attraverso l’esame del sangue, dell’urina e del contenuto gastrico, l’assunzione da parte della ragazza di veleni organici non volatili (veleni veri e propri, sostanze farmaceutiche potenzialmente tossiche, sostanze stupefacenti). Con particolare riferimento ai più comuni composti stupefacenti, l’analisi dei capelli ha dimostrato che Poggi Chiara non ne aveva fatto uso neppure nei mesi prima del decesso. Del pari negativa è stata la ricerca dei veleni volatili con particolare riferimento all’alcol etilico». Solo due tracce di elementi esterni vengono isolate dal perito: un po’ di zucchero nello stomaco e la nicotina nei capelli.
Certo, sono possibili spiegazioni semplici. La più banale: che Chiara fumasse di nascosto. Ma che motivo avrebbe avuto una ragazza ormai adulta di nascondere questo piccolo vizio, oltretutto a un padre fumatore? Altra spiegazione facile: aveva accanto, nella cerchia delle sue frequentazioni in paese, qualche amico o qualche amica dalla sigaretta facile. Ma, nelle testimonianze raccolte finora, di questo amico tabagista non c’è traccia. E allora, inevitabilmente, la scoperta del tossicologo costringe le indagini a interrogarsi di nuovo sul tema che in questi cinque mesi è stato più trascurato: c’era qualcun altro, oltre ad Alberto Stasi, nella vita di Chiara?