Garlasco, i pm a sorpresa: "Chiara uccisa dopo le 12 Pena di 30 anni per Stasi"

Durante la requisitoria il pm Muscio prova a giocare sull'effetto
sorpresa. Cambia l'ora del delitto (dopo che le analisi sul pc di
Stasi confermano un uso tra le 9,36 e le 12,20): "Tra
le 12,40 e le 13,30". Chiesto il massimo della pena 

Vigevano - La mossa a sorpresa nella requisitoria. Il pm Rosa Muscio si gioca l'asso in chiusura di mano. Chiara Poggi è stata uccisa nella seconda parte della mattinata del 13 agosto 2007. Questa la novità che ha caratterizzato la prima parte della requisitoria che il pm di Vigevano sta svolgendo al processo per il delitto di Garlasco. Lo spostamento dell’orario era, in realtà, atteso, dopo che la perizia informatica aveva dimostrato che Alberto Stasi ha effettivamente lavorato alla sua tesi di laurea dalle 9,36 alle 12,20 della mattina del crimine.

Cambio d'orario Quindi, il pm ha dovuto cambiare l’orario che ha sostenuto per gran parte del procedimento, compreso tra le 11 e le 11,30. Ci si aspettava, però, che la rappresentante della pubblica accusa spostasse indietro l’orario, tra le 9,10, ora in cui Chiara disinstalla l’allarme della sua abitazione ed è ancora viva, e le 09,36, quando l’imputato comincia a lavorare al computer. Invece la Muscio rimescola le carte e ora ipotizza che la ragazza sia stata uccisa tra le 12,20 e le 13,49. Considerando che alle 12,20 spegne il pc a casa sua e nei minuti successivi i tabulati registrano due telefonate da casa Stasi a casa Poggi. "L’imputato ha avuto tutto il tempo per ammazzare Chiara, lavarsi e scappare" ha affermato la rappresentante della pubblica accusa che ha inoltre individuato il movente in una lite avvenuta la sera prima del delitto.

L'ipotesi Oggi l’accusa ha detto in aula che il killer ha agito quindi tra le 12,20 e le 13,49, l’orario della chiamata di Stasi al 118 dopo il presunto ritrovamento di Chiara cadavere. Secondo la procura, dunque, tutta il lavoro dei periti, a parte quello relativo all’attività del computer di Stasi, non ha modificato il quadro accusatorio e quindi Stasi ha solo finto di avere trovato Chiara morta.

Richiesta di condanna Il pubblico ministero ha chiesto di condannare Stasi a 30 anni di reclusione per omicidio volontario di Chiara Poggi del 13 agosto 2007 a Garlasco con l’aggravante della crudeltà. Si tratta della pena massima possibile nell’ambito di un processo con rito abbreviato. Il rappresentante dell’accusa ha chiesto inoltre che l’ex bocconiano non benefici delle attenuanti generiche.

Il sangue Se Chiara è stata uccisa con maggiore probabilità "nella seconda parte della mattinata", le poche macchie di sangue "in parte umide" trovate dai carabinieri nella villetta di via Pascoli intorno alle 14 di quel giorno non potevano non lasciare tracce sulle scarpe di Stasi, entrato poco prima, né non lasciare segni del suo passaggio. Vuole dimostrare questo il pm di Vigevano che nella requisitoria ha ricollocato l’ora della morte tra le 12,20 e le 13,49. Una rettifica rispetto a quanto sostenuto dalla procura il 9 aprile in aula. Secondo l’accusa il suo racconto fa acqua sul presunto ritrovamento del cadavere di Chiara: la chiamata al 118 delle 13,49 è iniziata vicino alla caserma di Garlasco e non davanti a casa Poggi come da suo racconto e il tono della voce è troppo tranquillo per essere compatibile con quello di un ragazzo che ha visto la propria fidanzata morta. Tutti segni che Stasi, secondo la procura, ha solo messo in scena il ritrovamento del cadavere, vero cardine dell’accusa.

La parte civile non concorda Chiara è stata uccisa alle 9 della mattina del 13 agosto 2007 dal suo fidanzato. È qanto sostiene l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi. Un orario che si discosta di molto da quello indicato dal pm Muscio, secondo la quale la ragazza sarebbe stata ammazzata nella tarda mattinata. "La perizia medico legale è stata messa su un piedistallo, ma non ha portato a risultanze oggettive" prosegue Tizzoni che parla di "pressapochismo" dei periti medico legali e ha rivendicato invece che i consulenti di parte civile hanno lavorato a 360 gradi e non solo su Stasi. L’avvocato mette in luce le contraddizioni in cui Alberto è caduto durante i vari interrogatori resi da testimone nei giorni successivi al delitto. Sottolinea le lacune tra le dichiarazioni rese dal giovane su quanto ha fatto il 12 agosto e su quanto ha fatto il giorno dopo e nella sua ricostruzione il legale ribadisce che Alberto la sera prima dell’ omicidio non ha dormito a casa di Chiara e che tutte le telefonate fatte la mattina del delitto servivano per crearsi un alibi.  La prossima udienza è stata fissata per sabato prossimo quando la parola passerà alla difesa. Le udienze successive, salvo imprevisti, sono state fissate per il 15 e 17 dicembre, quando il gup entrerà in camera di consiglio per la sentenza.