Garlasco: neanche i vestiti portano alla svolta

A quindici giorni dalla morte di Chiara e dopo il ritrovamento in un
canale di un sacchetto con indumenti e scarpe macchiati, ancora buio
sul giallo. Inquirenti scettici, gli abiti non sono compatibili con la vicenda, ma
per scrupolo è stato dragato il fosso alla ricerca dell’arma del delitto

Garlasco (Pavia) - Anche il quindicesimo giorno dall’omicidio di Chiara è trascorso tra interrogatori, vertici in procura, sopralluoghi, ma senza sostanziali novità. A parte l’allarme per il ritrovamento, a una decina di chilometri da Garlasco, di un sacchetto di plastica con dentro alcuni abiti e una paio di scarpe macchiati, non si sa ancora bene da cosa, forse sangue, forse vernice, forse ruggine. Il fagotto rotolava sul fondo di un canale che lambisce anche casa Poggi, particolare che ha inizialmente messo in grande agitazione gli investigatori. Poi, con il passare delle ore, il tutto è stato fortemente ridimensionato. Tanto che le analisi scientifiche verranno fatte solo nei prossimi giorni.
Chiara Poggi, 26 anni, è stata massacrata il 13 mattina nella sua abitazione in via Pascoli 8 da una persona conosciuta e fatta entrare senza sospetti, che l’ha poi colpita alla testa con un pesante oggetto metallico. Il suo cadavere è stato scoperto qualche ora dopo dal fidanzato Alberto Stasi, 24 anni, diventato immediatamente il primo sospettato e, dal 20 agosto, l’unico indagato. I carabinieri hanno fatto intervenire sul luogo del delitto (e poi anche a casa Stasi) i colleghi del Ris che hanno repertato sangue, materiale organico, impronte, sequestrando auto, biciclette e oggetti metallici compatibili con le ferite riportate dalla ragazza. Lunedì hanno portato in procura a Vigevano i primi risultati delle loro analisi, che hanno però solo permesso di avere una quadro generale del delitto. Per la comparazione di Dna e impronte digitali rilevate con i prelievi effettuati sui familiari e sull’indagato bisognerà aspettare qualche settimana.

Poi c’è stato il giallo degli indumenti e delle calzature notati sabato scorso da un contadino in un piccolo corso d’acqua, che arriva da Garlasco, passando proprio davanti alla casa del delitto. L’uomo l’ha recuperato affinché non ostacolasse la corrente del canale usato per l’irrigazione e quando ha scoperto il contenuto ha chiamato la polizia. Gli agenti hanno preso in consegna il pacco e, immaginando un possibile collegamento con il delitto, l’hanno girato ai carabinieri. Dentro una maglietta, dei pantaloni, e un paio di scarpe, con sinistre macchie scure.

Ma dopo una breve riflessione i militari hanno subito ridimensionato la cosa. Difficile immaginare che l’assassino, uscito da casa Poggi, abbia abbandonato tracce così significative proprio a due passi dal luogo del delitto. Inoltre gli abiti risultavano «incompatibili» con qualsiasi personaggio coinvolto nella vicenda. Il materiale è stato comunque spedito a Parma e messo a disposizione del Reparto investigazioni scientifiche. Ma senza mettere particolare fretta ai tecnici: l’incarico verrà affidato solo nei prossimi giorni. Anche se, per non tralasciare alcuna ipotesi, i carabinieri hanno dragato il canale in prossimità del ritrovamento, nella speranza di trovare la possibile arma del delitto.

Un altro sopralluogo, anche se di una mezz’oretta, è stato compiuto dai carabinieri dietro la casa del delitto, mentre in caserma venivano ascoltate altre persone che vivono in paese. Per cercare quella famosa «anomalia» nella vita di Chiara che, come ha più volte sottolineato il procuratore di Vigevano Alfonso Lauro, potrebbe essere il punto di partenza delle indagini. «Era la ragazza più normale del mondo, senza una doppia vita» ha spiegato il magistrato alludendo alla mancanza di un movente. E senza movente non ci sono sospetti e per questo le indagini - ha ammesso Lauro - si protrarranno molto a lungo, forse anche per mesi.