"Garlasco, nella villa è entrato solo Alberto"

Si aggrava la posizione di Stasi. Sul luogo del delitto le uniche
tracce sono quelle lasciate dal giovane

Nessun estraneo entrò, quella mattina, nella villetta di Garlasco. In quella casa erano presenti solo Chiara e Alberto. Tutte le tracce trovate dal Ris dei carabinieri portano a lui, al fidanzato della ragazza uccisa. Il rebus di Garlasco ora si srotola in una relazione di circa 200 pagine depositata alla Procura di Vigevano. Duecento pagine in cui gli esperti dell’Arma analizzano le centinaia di impronte e tracce ematiche trovate nella casa della famiglia Poggi. Ci sono tracce della presenza di Chiara, dei suoi familiari, dei soccorritori e di Alberto, l’unico sospettato di questa storia. Nessun altro. Dunque il documento firmato dal Ris rappresenta un passo in avanti per l’accusa. Ma la difesa si appresta a contestarlo su tutta la linea. Il problema è che Alberto quella casa la frequentava da anni e in quella abitazione era entrato, come lui stesso ha spiegato agli inquirenti, anche il giorno prima. Dunque le impronte digitali dicono sì della sua presenza ma non sciolgono fino in fondo l’enigma: fu lui o no a uccidere Chiara? In teoria il killer potrebbe anche essere uno sconosciuto che è riuscito a non lasciare tracce. Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi, riassume così la questione: «In questo caso dobbiamo immaginare un assassino particolarmente cauto, attento, che il 13 agosto entra con i guanti, interviene chirurgicamente e sparisce. Assai difficile».
Eppure secondo la difesa non cambia nulla: in bagno, ad esempio, sono state trovate le impronte di Alberto sul dispenser del sapone, gli investigatori con un ragionamento assai suggestivo fanno notare che molto probabilmente l’assassino si lavò in bagno subito dopo il delitto. Giusto, giustissimo, ma Alberto in quel bagno andò la sera prima, per pulirsi le mani un attimo prima di mangiare la pizza. Banalmente: Alberto ha solo compiuto un gesto abituale, come milioni di persone fanno prima di mettersi a tavola, o doveva ripulirsi dopo il delitto?
Il giallo si avvita su se stesso. Ci sono, poi, le impronte della scarpe rinvenute in casa, ma qui non ci sono elementi per tentare un raffronto: con quali scarpe paragonare quelle orme stampate sul pavimento? Insomma, il Ris non ha pescato l’asso, la pistola fumante che avrebbe finalmente permesso una svolta in questa indagine faticosissima. Restano tutte le possibili incongruenze nel racconto di Alberto, ma un conto sono i dubbi e i retropensieri, altra cosa è trasformare quegli indizi in prove davanti a una Corte d’assise. Come ha fatto Stasi a non sporcarsi le scarpe quando alle 13.45, secondo il suo racconto, si sarebbe deciso a entrare nella casa di via Pascoli e avrebbe scoperto, sulla scala che conduceva alla taverna, il corpo di Chiara?
C’è sangue ovunque, lui cammina visibilmente teso, in un ambiente semibuio, illuminato di fatto solo dalla tv accesa, e certo senza stare attento a dove mettere i piedi. Eppure trova la povera Chiara, non si ferma ma scappa, esce quasi miracolosamente immacolato da quel percorso di guerra, poi telefona al 118 - e quella conversazione è assai inquietante perché Alberto dice che forse è morta o forse è ferita - infine si presenta dai carabinieri con tutto il suo candore e la sua paura.
A quasi cento giorni di distanza, il delitto di Garlasco è ormai il giallo d’Italia, ma la soluzione appare assai lontana. Le tracce di Dna trovate sulla bici sequestrata appartengono ad Alberto, ma anche questo non è risolutivo. «Non ci sono novità eclatanti», ammettono al quartier generale del Ris dopo la consegna della relazione double face.
La storia è sempre più ingarbugliata. Quando è morta Chiara? Fino a qualche giorno fa, si stimava che fosse stata uccisa fra le 9 e 10.30-11. Ora i risultati dell’autopsia spostano le lancette del crimine verso le 11-11.30, ponendo altre domande. Se Chiara è morta un po’ prima di mezzogiorno cosa ha fatto per tutta la mattina? Ha dormito fino a un attimo prima di essere massacrata? Eppure qualcuno, presumibilmente lei, aveva disinserito il sistema d’allarme alle 9.10. Certo, un’operazione di routine compiuta, magari, per poi tornare a letto. In ogni caso, quando muore, Chiara è in pigiama, le persiane sono chiuse, il telefonino è muto. Strano. La Procura ha chiesto al medico legale una serie di accertamenti tossicologici: fra i mille scenari possibili si affaccia anche l’ipotesi che Chiara sia stata drogata o sedata. Questo spiegherebbe il suo silenzio nelle ore precedenti. E il computer di Alberto? Secondo i tecnici, fra le 11 e le 12 era acceso ma il giovane non era alla tastiera. Però, per saperne di più, occorrerà pazientare fino alla fine di novembre.