Il Garofalo, Raffaello padano alla corte degli Estensi

L’erudito settecentesco Girolamo Baruffaldi l’aveva definito «il Raffaello di Ferrara». E qualcosa della classicità di Raffaello ce l’ha certamente Benvenuto Tisi detto il Garofalo, pittore vissuto dal 1481 al 1559. Un raffaellismo filtrato nel suo estroso e poetico linguaggio, caratterizzato da forme armoniche. Tipico di altri ferraresi, ma con proprie cadenze. Finalmente è possibile apprezzarlo in una grande mostra, in corso al Castello Estense di Ferrara, a cura di Tatiana Kustodieva e Mauro Lucco. La prima organizzata da Ermitage Italia, il centro studi creato a Ferrara dal museo russo e da enti ferraresi.
Settanta dipinti, molti mai esposti in Italia, illustrano tutto il percorso del pittore, affiancati da una decina di altri maestri, giunti da musei internazionali. Dall’Ermitage di San Pietroburgo arriva la Deposizione nel sepolcro, il primo dipinto del Rinascimento italiano sbarcato in Russia nel 1720, sotto Pietro il Grande. Arrivano anche tre grandi tele (Nozze di Cana, Andata al Cavario, Allegoria del Vecchio e Nuovo Testamento) realizzate da Garofalo per il convento ferrarese di San Bernardino di Ferrara. Dal Museo d’Arte di Khabarovsk in Siberia è giunta l’imponente Moltiplicazione dei pani e dei pesci, dipinta da Garofalo nel 1531: mancava dall’Italia dal 1792.
Garofalo è uno dei maggiori rappresentanti della pittura a Ferrara della prima metà del ’500, con Dosso Dossi e Ludovico Mazzolino . Vive un periodo culturalmente vivace negli anni del dominio di Ercole I, Alfonso I, ed Ercole II, quando la corte estense richiamava artisti da tutta Europa. Chiamato Garofalo dal paese d’origine, aveva studiato con Domenico Panetti e con il geniale Boccaccino. Era poi entrato nell’ambito di Lorenzo Costa, dal 1506 pittore di corte a Mantova. Un probabile viaggio a Venezia nel 1508 lo mette in contatto con la pittura nordica e veneta, da cui assimila l’atmosfera del paesaggio, evidente nelle Adorazioni dei pastori degli anni 1513-1514. Sono gli anni in cui cade un probabile viaggio a Roma che permette a Garofalo di entrare in rapporto col classicismo dei toscani e di Raffaello. Molte sono le svolte culturali del pittore, sensibile, ma non troppo, alla presenza di Tiziano a Ferrara, e con momenti di tangenza con Mazzolino. Quanto a fatti di vita, sappiamo che convola a nozze cinquantenne, mette al mondo tre figli ed è a capo di una folta bottega. Verso il 1540 perde l’uso di un occhio, ma lavora sino alla fine, nel 1559.
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LA MOSTRA
«Garofalo. Pittore della Ferrara estense», Ferrara, sino al 6 luglio. Catalogo Skira. Info: 199.411.120 - www.mostragarofalo.it