Garofano Verde: già tempo di bilanci

La vetrina teatrale ideata e diretta da Di Giammarco compie 15 anni e «rilancia» i suoi pezzi più pregiati

Nel programma 2008 del «Garofano Verde» c’è il passato e c’è il presente. Ci sono i nomi di ieri e quelli di oggi. C’è il desiderio di guardarsi indietro ma anche quello di leggere la realtà per intercettarvi formule nuove, che avviino i percorsi teatrali di domani senza tradire quel senso sempre vivo di continuità su cui si fonda il valore stesso del fare/vedere teatro. L’accreditata vetrina diretta da Rodolfo di Giammarco - con apertura prevista martedì 3 giugno al Belli - festeggia i suoi quindici anni di vita facendo un antologico resoconto di quanto prodotto, suscitato, evocato ieri e, insieme, aprendosi come sempre a operazioni sceniche originali e inedite. Il tutto sorretto poi dalla voglia - e dall’urgenza - di scandagliare le zone più misteriose dei sentimenti e delle emozioni; di sconfinare al di là delle relazioni convenzionali o «normali»; di abbracciare le affettività più controverse e più diverse. Guardando alla prima sezione (quella tra l’altro più robusta), forse è poco dire «antologico resoconto» perché i titoli riproposti in scaletta corrispondono in molti casi a spettacoli di grande e meritato successo. Spettacoli che, fioriti proprio in seno a questo festival capitolino, sono poi diventati eventi di forte richiamo (talora anche all’estero). Basti citare, ad esempio, il toccante Racconti di giugno di Pippo Delbono (in scena il 3 e il 4) o il poetico Mishelle di Sant’Oliva di Emma Dante (il 15 e il 16) o, ancora, l’umanissimo Sabbia di e con Eleonora Danco (il 6 e 7), il sussurrato Picchì mi guardi si tu sì masculo di Giancarlo Cauteruccio (il 9 e 10). Sul versante, invece, delle novità si posizionano sia la serata di Corti Gay costruita da Marcello Cotugno a partire da sette brevi testi di altrettanti giovani autori («Altri amori» il titolo, in cartellone il 22 il 23) sia la regia che Carlo Emilio Lerici ha costruito sul testo Alan Turing e la mela avvelenata di Massimo Vincenzi, lavoro incentrato sull’emblematica vicenda del celebre matematico inglese che, condannato alla castrazione in quanto omosessuale, nel ’54 si avvelenò mangiando una mela al cianuro (il 25 e 26). Ma gli appuntamenti in scaletta non finiscono qui.
Info: 06.5894875.