Un «Garofano Verde» racconta l’altro amore

Laura Novelli

Dichiarazioni intime, sommesse, spassionate. Senza grida né scandali né provocazioni. Con le sole emozioni concesse all’uomo (a qualsiasi uomo) che si guarda dentro o indietro per rivelare e rivelarsi. Con la sola forza di quei sentimenti privati eppure universali che esistono, esplodono e prendono forma al di là delle convenzioni e le convenienze. La XII edizione della rassegna «Garofano Verde. Scenari di teatro omosessuale», che si apre stasera al Belli, disegna un ventaglio di proposte attraversate tutte dal medesimo bisogno di raccontare il proprio io e, tanto più, il proprio modo di vivere l’innamoramento. E se l’anno scorso la vetrina ideata e curata da Rodolfo di Giammarco ci aveva guidato dentro percorsi altamente letterari (attingendo a opere di Giovanni Testori, Ludovica Ripa di Meana, Oscar Wilde) per restituirci il senso di una scrittura scenica capace di tensioni ed evoluzioni anche molto diverse tra loro, stavolta sul palcoscenico della piccola sala di Trastevere non potrebbero che esserci dei monologhi. Tre sono infatti gli «a solo» che, insieme con due letture e una mise en espace (dedicate ad autori stranieri particolarmente significativi quali Michel Trembay, Hervé Guibert e lo scomparso Armando Llamas), costituiscono l’ossatura di un programma davvero pregevole, dove è sempre la parola a fare da protagonista, ma dove questa stessa parola intercetta il desiderio di un dire essenzialmente vissuto e fisico. Non è un caso che a inaugurare la manifestazione ci sia un’autrice-attrice-regista come Eleonora Danco, nome di punta nel panorama dell’innovazione giovanile e artefice, qui, di un pezzo intitolato «sabbia» (in replica da oggi a domenica 12) che vibra di immagini fulminee e lampeggianti («Un sogno, un ricordo, un’asfissia legata al piacere, al sesso, al legame con la famiglia», recita un passo del testo) intimamente connesse con lo stile recitativo dell’interprete. Si tratta di «una drammaturgia autonoma di casi - spiega Di Giammarco -, di dichiarazioni, di creazioni originarie, di fenomenologie che esprimono il dritto e il rovescio, il tragico e il buffo, il serio e il grottesco della natura umana». Inclina invece per i toni nostalgici e complessi della memoria «Primo amore» di Letizia Russo, autrice ventiseienne romana che, già molto apprezzata per prove precedenti, costruisce addosso a Paolo Zuccari (interprete e regista) il racconto di un uomo che torna nel suo paese di origine e rivede il ragazzo di cui si era innamorato da adolescente (in scena dal 16 al 23 giugno). «Questo piccolo ritorno senza importanza - scrive la drammaturga - è la stenografia emotiva di un pensiero, è la frammentazione di un ricordo riemerso alla mente e subito dopo scomparso. Ma non è un funerale del passato. Semmai la celebrazione della giovinezza, un omaggio al cuore libero dell’uomo, una pietra lanciata contro qualsiasi ghettizzazione dei sentimenti». Un no al perbenismo, all’ipocrisia e alle costrizioni che ricorda da vicino il lavoro di un grande artista quale Pippo Delbono, reduce dal successo raccolto con il suo intenso «Urlo», cui spetta il compito di chiudere questa carrellata di sottili recriminazioni e lacerazioni con un «incontro con se stesso» che esemplifica al meglio l’indirizzo dato all’intera rassegna. «Racconti di giugno» si intitola il monologo che Delbono presenta dal 25 al 27 giugno, proponendo al pubblico un viaggio autobiografico e poetico pensato come «un florilegio di considerazioni, vocazioni, latenze, citazioni, diari di bordo e improvvisazioni che - spiega ancora Di Giammarco - riflettono l’indole fluida e civile dell’attore-autore». Un’indole mai paga di porsi contro le regole e i cliché imperanti e di scandagliare, con una violenza in fondo compassionevole, le contraddizioni più ambigue del vivere e dell’amare.
Gli spettacoli iniziano alle 21.15. Per informazioni chiamare il numero 06/5894875.