Garrone: «Gli arbitri non sono all’altezza»

(...) a quella della domenica prima e a quella della domenica prima ancora, su su fino a risalire a inizio campionato. Ogni volta con un superlativo in più, fino all’esaurimento dei superlativi.
E finalmente veniamo al tradimento. Come ho raccontato mille volte, in dieci anni di lavoro per il Giornale a Roma, mi sono innamorato dei colori giallorossi. Ma, domenica, sinceramente, non so per chi tifare. E se dovessi dire «Vinca il migliore» non potrei che ammettere onestamente che stavolta il migliore è la squadra di Gasperini, la squadra che con il Cagliari di Massimiliano Allegri gioca il miglior calcio d’Italia, la squadra che quest’anno fa innamorare chi la guarda. E che ha fatto innamorare me come tanti innamorati del gioco del calcio.
Una squadra che è riuscita a trasformare in uomini determinanti giocatori che, fino a qualche domenica fa, non sembravano proprio campioni indispensabili. Penso al Vanden Borre di domenica o al Bocchetti delle ultime settimane, in continua crescita, da migliore attore non protagonista in panchina a straordinario protagonista da Oscar o quantomeno da Omar (Milanetto), nel senso del regista in difesa.
Una squadra dove non c’è giocatore che domenica non valesse un sette in pagella. Persino Rubinho che ha dovuto fare una parata in tutta la partita. Una sì, ma decisiva.
Insomma, il campionato del Genoa sembra sempre più un kolossal. E si possono raccontare gli ultimi anni rossoblù usando come metafora la filmografia di Michael Cimino, il più talentuoso regista a stelle e strisce degli ultimi decenni, uno in grado di firmare capolavori qualsiasi sia il genere cinematografico che prende in mano, uno capace di usare gli attori come Gasperini usa i giocatori. Un genio del cinema (a mio parere, ovviamente).
E allora si può partire dai Cancelli del cielo, quelli che sembrava aver superato il Genoa quando è arrivato in serie A ed ha allestito la squadra con Abbiati, Milito, Lavezzi e tanti altri. Ma, come i Cancelli del cielo, capolavoro assoluto, fece fallire gli studio’s hollywoodiani che lo producevano, così i cancelli della serie A di quell’anno e gli errori di Enrico Preziosi (che ci furono, da qualsiasi parte la si guardi, ci furono), costarono tantissimo al Grifone.
Il seguito non può che essere Ore disperate, quasi un riassunto di quegli interminabili minuti a Salerno, fino al gol di Dante Lopez, mentre Il cacciatore e la sua celeberrima roulette russa sono quasi un fermo immagine sulla partita con il Napoli fino al gol di Allegretti della Triestina a Piacenza l’anno successivo, quello del rientro in serie A.
Il resto, è la cavalcata straordinaria degli ultimi due anni: Una calibro 20 per lo specialista, in realtà è una calibro 22, la maglia di Borriello prima e di Milito poi, cecchini infallibili. Il siciliano, invece, è chiaramente il funambolico Jankovic, quantomeno per la provenienza palermitana: il gol di tacco e la rovesciata di domenica, bloccata solo dalla bravura di Amelia, sono due gioielli assoluti.
Titoli di coda su L’anno del dragone, padron del Grifone, riassunto di questa straordinaria stagione. Ma l’ultimo capitolo non può che essere Verso il sole, l’ultimo capolavoro di Cimino. Il sole, se non si fosse capito, è la Champions.