Garrone: «Cicale voraci mangiano le formiche»

Un attacco globale ad un paese malato che pone sempre ostacoli e che sforna mostri, che si rispecchia nel calcio, ma che ha radici più profonde. Un paese nel quale le formiche producono, ma devono fare continuamente i conti con «cicale voraci». Il presidente della Sampdoria Riccardo Garrone coglie l'occasione dell' incontro con il tifo buono, quello del Sampdoria Club De Paoli di Lavagna che ha premiato Angelo Palombo con la 24-esima «Rete d'argento», per inquadrare lo stato di salute del calcio dopo i fatti di domenica scorsa, riflesso di un paese in difficoltà che si affida a persone mediocri, deboli. E il riferimento va a chi comanda la Lega, quell' Antonio Matarrese con cui da tempo è in conflitto.
Presidente lei da tempo sta lottando con un certo mondo del calcio.
«Ho iniziato questa battaglia cinque anni fa. Sono entrato in un mondo che non credevo fosse come quello che ho capito dopo esserci entrato, dove prevaleva l'arroganza di alcuni a danno di una distribuzione di benefici alla maggior parte dellle società. Intanto molte cose sono cambiate a partire dalla ripartizione dei diritti televisivi. C'è stato un momento in cui mi sono trovato da solo. Ci ho creduto, ma non voglio avere più meriti di quelli che ho. Non sono andato molto in Lega perché gli uomini piccoli a me fanno pena sul piano umano. Ho preso una posizione ferma ad una presidenza che ha portato, forse anche per i fatti di domenica, la nostra associazione a non avere più peso e zero rappresentanza. E penso che finalmente anche i colleghi delle altre società siano arrivati a questa conclusione. Io me ne sono andato dodici mesi fa. Ma quello che voglio anche dire è che questo non è solo il mondo del calcio, è il paese dove prevalgono le persone modeste, le persone con maniglie, le persone con storie più o meno raccontabili. E il paese va comunque avanti, grazie a tantissima gente che crea valore, che produce valore, che io chiamo formiche e che annulla i danni che producono tante cicale voraci».
Tornando al calcio, di chi sono le reali responsabilità per i fatti di domenica?
«Ci sono probabilmente nella gestione di questa vicenda responsabilità che non sono quelle di questi balordi che cercano solo di confrontarsi con le forze dell'ordine. Ci sono altre responsabilità di cui, in questo momento, preferisco non parlare. Addirittura discutere di una domenica bestiale è aberrante. C'è stato un brutto incidente e attraverso i media, mal informati, è stato propagandato con fatti che è meglio dimenticare. In questo paese è sempre difficile capire ai vari livelli di responsabilità chi è il responsabile».
Domenica i campionati di serie B e serie C resteranno fermi mentre la serie A sarebbe comunque rimasta ferma per la Nazionale. Qualcuno vorrebbe fermarsi ancora. Lei cosa ne pensa?
«Lo stop dei campionati mi sembra un non senso perché questo vuol dire dare importanza e fare emergere queste cose schifose, questi provvedimenti. Più si prendono provvedimenti di questo tipo, che poi colpiscono tutti comprese le signore della mia età che per andare allo stadio è come se scalassero il Monte Bianco, più i peggiori rimangono peggiori e i balordi restano balordi. Io non li capisco questi provvedimenti come non ho capito quello di domenica. I fatti di Bergamo e Roma sono fatti, direi comportamenti, di normale malavita e nulla hanno a che vedere con lo sport».
Parlando invece di cose più liete, c'è la sua Samp che lei ha paragonato ad un oggetto prezioso.
«L'ho definito un diamante perché l'altro giorno Mazzarri ha detto che non siamo brillantissimi e io gli ho risposto che però siamo forti. È una squadra forte la nostra. Abbiamo forse iniziato con troppi impegni, con una squadra per buona parte rinnovata, un allenatore nuovo, ma sono certo: daremo ai tifosi grandi soddisfazioni».
Tra i protagonisti di questa squadra c'è senza dubbio Claudio Bellucci. Può essere considerato un simbolo?
«Certo questo ragazzo ha un grande temperamento e lo si vede dagli occhi e dalla generosità profusa tutte le domeniche. Averlo riportato alla Sampdoria è una delle operazioni più belle fatte nel corso della mia gestione. Ma voglio ricordare giocatori come il capitano Sergio Volpi e Angelo Palombo premiato dal Sampdoria Club De Paoli con 'La rete d'argento'».
Tra l'altro proprio Palombo fu uno dei primi acquisti della sua gestione.
«Mi piace ricordare come l'abbiamo acquistato. Io e il direttore generale Beppe Marotta eravamo al Sestriere per incontrare la pubblica amministrazione su un possibile ritiro della Samp in quella località. E ricordo anche che Marotta durante quell'incontro era sempre attaccato al cellulare tanto che io cominciai a guardarlo male. Poi ad un certo punto mi disse: "Presidente posso andare a Milano? Arrivano a Malpensa il procuratore e il giocatore e se non li incontro io ci sono altre società pronte ad acquistare". Io ho lasciato andare Marotta ed è arrivato Palombo».
Momento positivo, si diceva, ed è arrivato anche il sorpasso sul Genoa. Ora la Sampdoria si trova a più tre dai cugini.
«Il sorpasso? Quale sorpasso? Sul Catania, sul Milan se non vince. Quelli sono i sorpassi importanti».
Sorpassi che significano obiettivi. E allora qual è quello della Samp di quest'anno.
«L'obiettivo, come già detto più volte, lo affrontiamo alla fine del girone d'andata. Diciamo che ci può essere anche un sogno nel cassetto, ma per parlarne ci vediamo a metà gennaio».
Questo significa che in base alla classifica si potrebbe ancora intervenire sul mercato di riparazione. Insomma i tifosi possono sognare magari un traguardo Uefa?
«Sognare? È importante che sognino sempre poi quello che andremo a fare verrà valutato con la massima responsabilità e impegno. Cerchiamo sempre di fare bene e cerchiamo anche di superare i momenti negativi».