Garrone: «Ecco perché voglio dare ai genovesi lo stadio del futuro»

Il progetto al centro di un convegno a Bergamo

nostro inviato a Bergamo

Un impianto moderno, multifunzionale, integrato con il tessuto cittadino e dotato di caratteristiche fruibili da tutti i soggetti coinvolti nel mondo del calcio: società sportive, investitori pubblici e privati, e - non certo ultimi - i residenti. Che poi, in buona sostanza, sono i soggetti chiamati a concorrere anche alla realizzazione effettiva. È questo l’identikit che il presidente della Sampdoria Riccardo Garrone fa dello stadio «ideale», struttura di ultima generazione, indispensabile per ospitare eventi in piena sicurezza, ma anche in grado di accogliere un pubblico vario di giovani, di famiglie, cui viene messo a disposizione un corredo di opportunità: centro commerciale, intrattenimento, ristorazione, punti di incontro e simili. «Solo così il sistema calcio e il sistema Italia possono trarre grandi vantaggi dalla modernizzazione delle strutture sportive» spiega Garrone ai partecipanti al convegno «Privatizzare gli stadi, una necessità» organizzato alla Fiera di Bergamo in occasione del centenario dell’Atalanta.
L’occasione è opportuna - e l’imprenditore genovese la coglie al volo - per richiamare, prima ancora che legittimamente promuovere, il progetto del nuovo stadio che dovrebbe sorgere nel ponente della città, e di cui lo stesso Garrone si è fatto ispiratore con una cordata formata da Foruminvest Italia, Gruppo Giacomazzi e Sports Investment Group. Il presidente blucerchiato sviluppa innanzi tutto il concetto «dell’esigenza per tutti gli attori del mondo del calcio» di realizzare impianti all’avanguardia anziché perseverare nella ristrutturazione parziale di quelli esistenti, nel tentativo di adeguarli alle nuove norme internazionali.
Quello a cui pensa da tempo e a cui fa riferimento esplicito Garrone è invece tutt’altro: è un’opportunità, oltre che una necessità, considerata «in un’ottica di sistema e con una visuale a medio e lungo termine». Un’ottica di sistema che, quindi, non può prescindere dal coinvolgimento in partnership di amministrazioni pubbliche e istituzioni da un lato, e società sportive e investitori privati dall’altro, ognuno con un ruolo specifico e determinato: l’investimento economico - sottolinea ancora l’imprenditore genovese - è ingente (per il nuovo impianto di Genova e opere annesse si tratta di 270 milioni di euro, di cui 140 solo per lo stadio). E soltanto un modello di gestione privata ne può assicurare l’economicità e la fruibilità. «Da qui, l’esigenza di una partnership fra pubblico e privato», in cui la parte pubblica, più che un sostegno di tipo finanziario (oggi in molti casi, se non in tutti i casi, improponibile!), dovrebbe farsi carico di un «apporto strategico a monte, in fase di pianificazione, per velocizzare il più possibile gli iter autorizzativi», oltre a esprimere in concreto al volontà di ragionare d’intesa con la parte privata, «nel presupposto che il nuovo stadio è un bene comune».
Messaggio chiaro, è evidente, lanciato in particolare a chi, come il sindaco Marta Vincenzi, non si è mostrato finora entusiasta del progetto-Garrone. Eppure, vista anche la sensibilità speciale del primo cittadino di Genova agli umori e ai sentimenti più genuini della gente comune, creare un’alternativa al glorioso, ma obsoleto «Luigi Ferraris» di Marassi potrebbe contribuire a dare risposte efficaci ai problemi di precarietà del quartiere che esplodono in occasione delle partite. Senza contare, ed è un aspetto tutt’altro che secondario, il fatto che la realizzazione del progetto del nuovo impianto a ponente significherebbe anche un migliaio di posti di lavoro per le opere di costruzione, oltre agli occupati a regime nelle varie attività collaterali agli eventi sportivi. Il tutto senza un euro di esborso da parte delle istituzioni locali e nazionali.
Nonostante questo, ribadisce Garrone, il cammino va a rilento: il presidente della Sampdoria - che al convegno indugia volentieri a parlare fra gli altri con Marcello Lippi, Andrea Valentini e l’onorevole Mauro Del Bue, autore del progetto di legge per snellire le pratiche per la privatizzazione degli stadi - conferma «i contatti in corso del gruppo di lavoro che potrebbero portare a risultati entro fine anno», mentre l’amministratore delegato di Foruminvest, Marco Mutti, manifesta fiducia, ma auspica anche un deciso snellimento di «lacci e lacciuoli» burocratici. «Il nuovo stadio - conclude Garrone - è un’opera di pubblica utilità. Sarebbe grave non capirne la portata e, soprattutto, non portare a compimento il progetto».