Garrone fa retromarcia: «Nessuna storiaccia tra Lippi e Cassano»

Caro Max, colgo l’occasione dopo quello che è successo domenica sera nello spogliatoio di Marassi. Tu sai che il rovente sfogo di Cassano è stato «offerto» solo ad alcuni giornalisti, mentre altri sono stati «tagliati fuori» da questa intervista.
Esiste ormai uno strano sistema nel dopo partita: ci sono «aree» destinate a giornalisti diciamo di serie A, altre a poveri cronisti che possono solo intervistare alcuni giocatori «imposti» dalla società. Alla faccia della autonomia del giornalista, alla sua libera scelta di parlare con chi ritiene più interessante per il suo servizio. Lo stesso capita dopo gli allenamenti settimanali: sei obbligato a fare domande solo a giocatori imposti dalla società. Così ti trovi a dovere ascoltare dichiarazioni che non ti interessano affatto perché in quel momento quel tale giocatore è «inutile» (con tutto il rispetto ovviamente) alle tue esigenze. È mai questo un sistema accettabile? Mi chiedo anche se il nostro «ordine dei giornalisti sportivi», non potrebbe far presente e a difendere le nostre esigenze di informazione. Ed anche nei «dopo-partita» perché queste «zone miste» (si chiamano così?) dove solo alcuni privilegiati possono ascoltare dichiarazioni, a volte per fortuna indolori, ma a volte (leggi Cassano) assolutamente significative e quindi utili a tutti i mezzi di informazione.
Siamo ormai, anche nel calcio, blindati, costretti a imposizioni dall’alto, «schiavi» di un nuovo metodo che seleziona i bianchi e i neri? Razzismo no, certo, ma umiliante discriminazione forse.