Per Garrone un Goldoni in pillole

Debutta al Ghione la celebre commedia nell’allestimento di Nicasio Anzelmo

Una commedia di caratteri, più che di personaggi. «Caratteri verosimili che traggo dalla turba universale degli uomini, e il caso vuole che talvolta qualcuno in essi si riconosca» scriveva Carlo Goldoni a proposito della Bottega del caffè, che torna da questa sera sul palcoscenico del Ghione con un allestimento ridotto diretto da Nicasio Anzelmo. Protagonista della messa in scena corale, che evidenzia l’originale contrasto di caratteri ricercato da Goldoni, è Riccardo Garrone infilato nei panni di un invadente Don Marzio, gentiluomo (ma non troppo) napoletano che s’insinua, interferisce, e imbroglia la vita delle persone che incontra.
L’anno, il 1750. Il luogo, una piazzetta veneziana sul mare. Nell’area circoscritta tra la laguna e i palazzi sorgono tre botteghe: quella di mezzo, collocata tra il negozio del parrucchiere (a destra) e la casa da gioco (a sinistra), è la bottega di Ridolfo il caffettiere. La strada è spaziosa. Dalla parte del barbiere sorge una piccola casa abitata da una Ballerina; dal lato della bisca c’è invece la Locanda. Un’unità di luogo chirurgicamente esatta, quella inventata da Goldoni per il proscenio. Inutile sottolineare che quella piazza sulla laguna, nelle varie rappresentazioni è assurta a spazio universale. La scena, oggi come ieri, è simile a quella allestita per il teatro di Mantova nel maggio del 1750, data della prima rappresentazione. Commedia che fa parte del famoso gruppo di sedici lavori promessi all’impresario veneziano Medebach. La prima bozza intitolata La bottega da caffè risale al 1736 ed era arricchita da un intermezzo musicale di Vivaldi. Le musiche originali della messa in scena prevista al Ghione, in cartellone fino al 23 dicembre, sono di Francesco De Luca e Alessandro Forti. \