Garrone: «I big restano»

(...) spiega che tutte le scelte, anche le più dolorose, sono state prese con l'unico obiettivo di rendere migliore la Sampdoria. Garrone sa che la tifoseria è rimasta un po' spiazzata dalle ultime vicende, in particolare dall'addio di Cassano: «Il primo ad essere dispiaciuto sono proprio io per quello che Antonio ha rappresentato per noi in questi tre anni e mezzo. Abbiamo investito molto su di lui, e non parlo dal punto di vista economico, ma da quello umano. Lo abbiamo rilanciato, lo abbiamo coccolato, lo abbiamo fatto sentire parte integrante della famiglia blucerchiata. Ho sempre definito Cassano una primadonna e come tale doveva essere trattato, compreso chiudere ogni tanto un occhio di fronte ad alcune sue "uscite di pista". Ci sono però delle regole da rispettare, dei limiti che non possono essere valicati». Cassano li ha oltrepassati. «Proprio perché la dignità non ha prezzo - dice Garrone - ho deciso di contribuire a quei cinque milioni da versare al Real Madrid. Il calcio ha anche un valore sociale, deve educare ed insegnare». Garrone spiega poi come si è consumata la fine del rapporto con Gasparin: «Si è arrivati alla separazione dopo un lungo periodo nel quale ho cercato di far capire a Gasparin come volevamo venisse gestita la Sampdoria. Abbiamo provato a farglielo capire, ma lui aveva una visione diversa». Il presidente blucerchiato ribadisce che non ci sarà più la figura del direttore generale, mentre verrà dato più spazio alle figure già esistenti: «Tosi è e sarà il direttore sportivo che avrà la responsabilità dell'area tecnica, Asmini si occuperà di tenere i rapporti tra società e squadra, il segretario generale Marino diventerà direttore organizzativo». Ai tifosi preme sapere come si muoverà il Doria sul mercato. Garrone li tranquillizza: «Andranno via solo i giocatori che hanno trovato meno spazio, non certo i big. Quelli rimangono tutti. Poi cercheremo di rafforzare la squadra». Magari per tornare in Europa: «Si tratta di un obiettivo prestigioso da conquistare sul campo. Il problema è che la competizione in campo europeo spesso mette a nudo le mancanze del nostro calcio».