Garrone, l’Antipaperone che sa come gestire un club

E due! È davvero una grande Sampdoria quella che in 5 giorni batte la Lazio a Marassi e l'Halmstads a Goteborg nelle prime due delle 10 partite su tre fronti - serie A, coppa Uefa e Coppitalia - del durissimo «tour de force» che in 32 giorni la condurrà alla soglia di Natale. È una Sampdoria che rispetto a quella già più che encomiabile della stagione scorsa vanta una panchina che permette a Novellino di alzare invariabilmente il rendimento della squadra ad operazioni in corso, quali che siano state le scelte di partenza. E poiché le scelte di partenza di Novellino sono raramente - e semmai marginalmente - errate, ecco che ci troviamo felicemente al cospetto di una squadra che è forse in grado di ottenere risultati anche superiori a quelli previsti dai più ottimisti commentatori estivi.
Quella che era una «coperta» pregevole ma «corta» è stata opportunamente allungata in estate da Marotta e Asmini. Particolare tutt'altro che marginale: a costo sapientemente pressoché uguale a zero. La panchina blucerchiata anti-Lazio era composta da Castellazzi, Pavan, Falcone, Diana, Dalla Bona, Flachi, Kutuzov. Quella anti-Halmstads recitava: Antonioli, Pavan, Castellini, Tonetto, Zauli, Kutuzov, Borriello. Tenuto conto che Novellino invariabilmente utilizza 14 giocatori, ecco spiegata la crescita della Sampdoria a gioco lungo, partita dopo partita, ad onta dell'aumentato numero degli impegni da onorare.
A questo punto Riccardo Garrone sarebbe obiettivamente legittimato a scrivere un breve ma esaustivo trattato su come si dovrebbero gestire i Club di calcio al tempo del professionismo esasperato connesso a difficoltà economico-finanziarie crescenti senza scampo. Cosa ha fatto Garrone entrando da neofita nell'insidioso mondo del pallone? Petroliere per petroliere, l'esatto contrario di Paperone Moratti. Si è preso il miglior manager e il miglior allenatore reperibili su piazza, Marotta e Novellino, li ha riempiti di soldi a misura del loro elevato valore e sostanzialmente ha detto loro: «Gli azionisti di riferimento hanno fatto considerevoli sacrifici per rimettere la disastrata Sampdoria sul binario principale del mondo del calcio. Ora tocca a voi ridurre giudiziosamente al minimo indispensabile i loro ulteriori interventi ottenendo i migliori risultati sportivi possibili e dunque fatemi vedere quanto siete bravi». E Marotta e Novellino gli stanno facendo vedere quanto sono bravi. Diventando di stagione in stagione sempre più bravi. Al punto che prima o poi qualcosa da aggiungere in bacheca lo arpioneranno senz'altro.
Per fortuna, finalmente uno bravo e all'antica in panchina c'è pure sull'altro lato del fronte genovese, quello del Grifone. Vavassori sta gestendo le forze che ha a disposizione, obiettivamente competitive per la C1 ma globalmente modeste in assoluto, con l'oculatezza del buon padre di famiglia per cui il calcio non ha segreti. Le 12 partite di campionato positive in fila impreziosite dalla serie delle ultime 5 vittorie consecutive, con corollario di soli 4 gol registrati al passivo, tessono le lodi di un tecnico che ha dovuto fare i conti con una non-preparazione sommata a una penalizzante serie di acciacchi di ogni foggia e dimensione.
Allora, bravo mister, avanti così. Alla luce del confronto con lo Spezia, s'è capito che se il Tavolino d'ora in poi non calcherà eccessivamente la mano (al limite, un ulteriore handicap di 3 o 4 punti si potrebbe serenamente sopportare) questo Genoa potrà obiettivamente ambire al primo posto finale. Il problema semmai è un altro, e la soluzione non tocca a Vavassori. Il Genoa non «può» fare primo, «deve» fare primo, perché la differenza fra il primo e il secondo posto che condanna all'insidia dei «play-off» nella calura è abissale. Ecco perché sul mercato di gennaio la Società dovrà assolutamente trovare uno che la butti dentro con piedi e testa, non a parole. Date a Vavassori uno così e potremo finalmente fregarcene di ulteriori - esecrabili ma purtroppo possibili - penalizzazioni.