Garrone-Novellino, l’amore continua

Ci sono tre posti terreni che mi sembrano il Paradiso. Il primo, ovviamente, è casa mia: anche quando i miei bimbi mi saltano sulla pancia, anche quando mia moglie spegne la tivù nel momento del rigore decisivo per la Roma, lì trovo una raffica d’amore tale, da sentirmi in cielo. Il secondo, altrettanto ovviamente, è la mia famiglia d’origine: la mamma è sempre la mamma e il papà è sempre il papà.
Il terzo, però, è meno ovvio. Ed è il Giornale di Genova e della Liguria. Non la redazione del Giornale, chiaro. Il mio ufficio è accogliente, il computer funziona, il tavolo è abbastanza ampio da sopportare il mio disordine. Ma questo non è sufficiente per definirsi in Paradiso. Un posto di lavoro è un posto di lavoro, fatto di uomini, con pregi e difetti - in una redazione, in qualsiasi redazione, solitamente i secondi sono più dei primi e forse ne sono la testimonianza vivente - e viale Brigata Bisagno non fa eccezione.
Il Paradiso è altrove. Il Paradiso è in queste otto (dodici, oggi) pagine del Giornale di Genova e della Liguria. Il Paradiso è parlare ogni giorno con voi. Un giornalista non vale nulla, un lettore è un tesoro, un lettore del Giornale è l’Eldorado. L’ho raccontato tante volte, ma lo scopro ogni giorno. Complice il fatto che la mia faccia è conosciuta - circostanza di cui non sarò mai abbastanza grato a Primocanale, che l’ha divulgata, nonostante ce ne siano di più belle in giro - sempre più spesso mi fermate e vi confrontate. In autobus, per strada, in spiaggia.
E dal confronto nasce un’amicizia che si rinnova ogni giorno di più. Signore che mi raccontano la loro vita, lettori che ci scrivono quando vanno in vacanza mandandoci cartoline per dirci che ci sono vicini, persone straordinarie che addirittura mi invitano a pranzo solo per il piacere di stare insieme. Credetemi, una cosa simile succede solo al Giornale e da nessun’altra parte. E permettetemi di salutare e di ringraziare, con le lacrime agli occhi (non è retorica, la tastiera è umida davvero) tutti coloro che si sono riconosciuti nella mia descrizione.
Negli ultimi giorni, in particolare, l’affetto è addirittura più del solito. I nostri lettori, quelli veri, quelli che spendono un euro anche per le pagine di Genova e della Liguria, quelli che leggono il Giornale da cima a fondo, stanno dimostrando un incredibile apprezzamento per due dibattiti nati su queste pagine. Il primo, lanciato da Gianni Plinio, è sull’istituzione della «Giornata del riscatto» da parte della Regione Liguria, sull’8 e sul 9 settembre, e nei prossimi giorni lo sviscereremo, dando come sempre la parola a tutti, qualsiasi sia la tesi che portano avanti, anche e soprattutto a chi la pensa diversamente da noi.
L’altro non è un dibattito, è un trionfo. La mole di risposte che ci stanno arrivando sul tema dell’identità ligure è impressionante, ma ancor più impressionante è il calore con cui affrontate l’argomento quando ci incontrate per strada. Che ci si scaldi per il Genoa o la Sampdoria è bellissimo, che ci si scaldi per l’identità è ancor più bello. Vi confesso che, quando abbiamo iniziato questo dibattito, in redazione non tutti ci credevano fino in fondo. Persino io stesso, che l’ho lanciato, pensavo fosse un tema troppo alto per avere una forte presa popolare.
Grazie al cielo, mi sbagliavo di brutto. E se venite a farci visita troverete decine e decine di lettere in attesa di entrare a far parte del dibattito. Tutti interventi seri, motivati, reali. Un trionfo, per l’appunto. Trionfo che però ci impone dei prezzi in termini di celerità nella pubblicazione. Mi scuso per tutti coloro che stanno aspettando.
Ma abbiate fede. Come le letterine a Babbo Natale, anche tutte le vostre sull’identità ligure avranno soddisfazione. Non siamo in Paradiso mica per niente.