Garrone rimanda in pensione il Ferraris

Federico Casabella

«Rivoluzione fallita», così Riccardo Garrone comincia il suo sfogo per l'amara delusione di non vedere proseguire un processo di riforma nel mondo del calcio che lui stesso aveva auspicato dall'anno scorso e che, con la vicenda calciopoli, sembrava potersi realizzare concretamente.
Non fa in tempo ad avvicinarsi a palazzo Tursi, dove il Sampdoria club dipendenti comunali gli ha consegnato ieri mattina il premio «San Giorgio blucerchiato» per essersi distinto nell'attività svolta a combattere la violenza e l'intolleranza nel mondo del calcio, che, incalzato dai cronisti non si fa attendere e detta il «Garrone pensiero».
Parte defilato, dalla rinuncia a guidare la Federcalcio di Guido Rossi («è un vero peccato che si sia tirato indietro, non capisco chi nel mondo del calcio auspicasse il suo abbandono»), per centrare presto il suo bersaglio: Antonio Matarrese. Riccardo Garrone se la prende con la sua nomina al vertice della Lega Calcio arrivando a definire quello in corso, «un processo di restaurazione di una vecchia logica di gestione del calcio». «Mataresse sta ritardando, e non poco, la riforma degli organi federali - spiega Garrone -. Utilizza un metodo di gestione che non è attuabile in questo momento. Quando lui guidò Lega e Federcalcio in passato, c'erano condizioni diverse e competenze differenti. Il presidente della Lega oggi non sta rispettando gli organi collegiali, consiglio e assemblea, e questa è un'abitudine che deve cambiare».
Tra rabbia e delusione, nelle parole del presidente della Sampdoria traspare tutta l'amarezza di chi aveva messo il cuore su una diversa gestione del sistema, mentre oggi deve fare i conti con la realtà da gambero compiuta dal mondo del calcio: «Chi vuole un calcio guidato solo da persone competenti di sport e cerca di allontanare manager super partes, non comprende o non vuole una vera rivoluzione. Ecco perché parlo di restaurazione: Matarrese non è un presidente indipendente, non è super partes. Siamo al limite del ridicolo, anche se non è azionista e non è a carico della società del Bari».
Aveva cercato di compiere una prima rivoluzione alleandosi con Della Valle e Zamparini, quindi credendo che le vicende di inizio estate gli avessero dato ragione e potessero creare i presupposti per un calcio più equo. Il patron della Erg se la prende con la remissività dei suoi colleghi di società, cosiedette, medio piccole: «Mi sento solo e ho avuto modo di esprimere questa mia insofferenza nell'assemblea generale qualche giorno fa - continua -, ma ciò che più mi meraviglia è l'assoluto appiattimento dei miei colleghi, sia di A che di B, su questa situazione portata avanti da Matarrese. Soltanto io, nell'occasione recente che ho avuto, mi sono battuto perché si affrettasse il processo della riforma». Il presidente si lascia andare a qualche battuta al vetriolo anche nei confronti di Aldo Spinelli: «Questa situazione non giova né a Ruggeri né a Franza, né a Zamparini - racconta -, e neppure a chi parla da genovese anche se è nato in Calabria». Matarrese dal canto suo non sembra essersi offeso: «Sono convinto - ha detto il presidente della Lega Calcio - che nel momento in cui il presidente Garrone prenderà completa cognizione dei fatti e della storia, ritroverà il piacere di continuare a lavorare con me in Lega con comuni obiettivi». Riccardo Garrone si dice amareggiato, ma non arrabbiato: «Se dovessi gridare la mia rabbia farei crollare palazzo Tursi - prosegue -, mi sento molto solo ma credo in quello che sto facendo nell'interesse generale del calcio e della nostra organizzazione».
Un fiume in piena che non si ferma neanche quando si toccano altri argomenti, esclude solo la squadra per la quale rimanda ai suoi collaboratori. Quindi, dice la sua anche sul caso Flachi: «So che hanno impiegato tanto tempo - dice - , perchè quello che riguarda Flachi è un caso mai visto. Mi auguro proprio che con l’appello alla Caf questa condanna possa essere annullata». Il tiro si sposta poi sugli striscioni comparsi nell'anello dei distinti, mercoledì scorso, nei quali i tifosi della Samp rivendicavano la loro storia e i loro trionfi consumati tra le mura del «Ferraris» rispondendo alla volontà della Fondazione Genoa di acquistare lo stadio: «Non credo che i tifosi sampdoriani siano per lo stadio di Marassi - commenta il presidente -, gli striscioni erano in difesa della storia dell'Andrea Doria e della Sampdoria. Credo che su questo punto non si possa stare tanto a guardare nel passato. Fare del "Ferraris" un monumento nazionale? Direi che andrebbe messo insieme ai Rolli per farlo diventare patrimonio dell'Unesco».
Non bastano le parole spese sulla vicenda Matarrese, Garrone durante la cerimonia di premiazione torna anche sulla vicenda Calciopoli, ripercorrendo anche la storia della Samp sotto la sua gestione: «A chi mi chiede se mi diverto in questo ruolo, non posso che rispondere di no. Faccio fatica, ma se guardo ai risultati che ha avuto la Sampdoria, e penso alle centinaia e migliaia di persone che ho fatto felici risollevando questa società mi sento felice. Dalla quasi C alla serie A, poi alla quasi Uefa fino alla quasi Champions che qualcuno ci ha rubato, anche se non siamo andati a recriminare nei processi». Ultima stoccata all'onnipresenza sui media di Luciano Moggi: «Incredibile che sia bastata la revoca di una tessera perché il protagonista della vicenda non abbia pagato nulla - commenta - Trovo vergognoso che un personaggio così trovi continuo spazio su televisioni e carta stampata: è un fatto preoccupante che dovrebbe far riflettere anche la nostra classe politica».