Garrone: «Rispetto i tifosi ma hanno la memoria corta»

Per il presidente blucerchiato «finalmente ora si può rifondare il calcio»

Paola Balsomini

La crisi del calcio, le intercettazioni telefoniche, la Gradinata Sud. Il presidente della Sampdoria v-a avanti a ruota libera e a testa alta.
L'occasione è quella di una festa, la premiazione del club Carige dell'ex calciatore Giuseppe Baldini detto «Pinella», uno dei più grandi attaccanti della storia blucerchiata; ma in questo momento non ci sono regali e candeline d'accendere. Non per la Samp, almeno, che da mesi lotta per un'equa ripartizione dei diritti televisivi.
A Garrone, questo pazzo mondo del calcio proprio non piace, ma prima c'è anche qualche sassolino che deve essere tolto dalla scarpa. Non è questione di una contestazione alla squadra che non è andata giù, è qualcosa di più profondo, di una spaccatura tra i tifosi e il presidente blucerchiato che per la prima volta difende le sue scelte ma soprattutto critica fischi e striscioni.
E parte proprio da questi ultimi («Basta chiacchiere, le nostre scelte meritano rispetto», recitava lo slogan livornese) per rispondere alla Gradinata Sud: «Io rispetto l'opinione di tutti - ha detto - però qualcuno ha la memoria corta. Non mi sono mai lamentato, nemmeno dopo la partita con Parma e non ho detto che la mia squadra ha giocato male. Qualcuno invece ha dimenticato, e non mi riferisco al passato, quanto sia stato tribolato il nostro campionato. Abbiamo avuto tanti infortuni e la reazione dei tifosi è stata come chiedere ad uno zoppo di fare cento metri in 10 secondi».
Garrone come Mantovani. È un'opera di sensibilizzazione, quella del presidente blucerchiato. Sa che da altre parti sarebbe successo ben di peggio, ma «Così facendo viene compromessa l'immagine che stimo cercando di trasmettere».
Domenica, ultima di campionato. Vai a spiegare che deve essere una partita di festa, tra cori e striscioni. Uno probabilmente ci sarà, ma di risposta alle parole del presidente: «Domenica mi aspetto di vedere ciò che la Sampdoria si merita, per quello che ha fatto e per quello che sta facendo».
Questione Palazzo. Ieri mattina, alla Fondazione Garrone, è andata invece in scena la cautela: «Dicono che tutti sapevano qualcosa, serviva una regolata e a quanto sembra ci siamo arrivati». E ancora: «C'è da augurarsi una rifondazione del calcio, ora ci può essere davvero la svolta. È accaduto in tutte le epoche che quando si tocca il fondo arriva la catarsi».
Nel pomeriggio le parole sono diventate più esplicite: «Se certi argomenti verranno dimostrati c'è un aspetto che sul piano morale va stigmatizzato perché a quanto pare, una delle grandi non solo prendeva di più dai diritti tv, ma, se è vero, si aiutava anche con metodi non leciti. E forse dopo la nostra battaglia anche il Palazzo si è occupato delle nostre cose».
Una società alla ricerca di aria pulita per andare verso un futuro in cui si potrà davvero esultare per un goal e uno scudetto.