Garrota ai gay? An oscura Prosperini in tv

Non se l’aspettava, Pier Gianni Prosperini, «un casino del genere», ovvero due richieste di dimissioni per averne sparata una delle sue, proponendo «la garrota apache» di Tex Willer per i gay che hanno oltraggiato il Papa. Il presidente di An, Gianfranco Fini, lo ha invitato pubblicamente a ritirarsi («si vergogni, la destra non ha bisogno di dirigenti come lui»). Il presidente della Regione, Roberto Formigoni, ha preferito che a risolvere la questione fosse Fini ma è intervenuto dietro le quinte, mettendo anche lui il suo assessore davanti a un aut aut: «O smentisci o ti dimetti». In più Ignazio La Russa, capogruppo di An alla Camera, ha invitato informalmente e amichevolmente Prosperini a sospendere o a concordare con il partito le sue trasmissioni televisive, per intendersi quelle in cui ripete il ritornello camel e barcheta e te turnet a ca’ (cammello, barchetta e tornatene a casa).
Prosperini ha smentito e si è messo totalmente a disposizione del partito e delle decisioni di Fini. Ha scritto una lettera in cui spiega di non aver mai pensato di usare la «garrota apache» contro coloro che, durante la manifestazione per i diritti dei gay, hanno sfilato mostrando un fotomontaggio del papa con il medio alzato. «Il testo dell’intervista pubblicata dal Giornale era perfetto, è stata la strumentalizzazione a creare confusione» si difende l’assessore. E spiega: «Ho proposto la garrota per chi ha dileggiato il Santo Padre, il vicario di Cristo in terra. Ci dobbiamo difendere da questi sporcaccioni. Ma era chiaramente un’iperbole, un’invenzione tratta da Tex Willer». Nella realtà, aggiunge, «ho firmato nel 2003 una dichiarazione contro la pena di morte e non ho niente contro i gay, come ripeto continuamente in tv». Non teme che i suoi toni forti possano causare odio razziale: «Io non istigo alla violenza, incito alla resistenza perché la gente non si faccia andare bene tutto».