Un garzone di bottega racconta in dialetto com’è nata «a fugassa»

La nuova «foa» a fumetti in un libretto che sarà distribuito nelle scuole e, sabato, in via Venti

Fabrizio Graffione

«Vanni e a fugassa» è il titolo della nuova fiaba, la Foa, disegnata dalle associazioni del Gruppo città di Genova che è stato distribuito in anteprima ad Euroflora l'altro giorno e verrà presentata in un migliaio di copie sabato in via XX Settembre durante l'ora dello shopping e del collegamento con la Rai nazionale per la chiusura della manifestazione alla fiera.
Si tratta della divertente storia di un giovane garzone di bottega, personaggio molto pigro e grande divoratore di focaccia, disegnata a fumetti con dialoghi in lingua genovese, che mira a diffondere il nostro dialetto anche tra i più giovani, gli alunni delle scuole elementari e medie.
Un progetto, quello del fumetto come strumento di comunicazione, già realizzato in altre regioni europee come in provenza, Linguadoca, Paesi Baschi, che ha raccolto l'adesione di diversi sponsor, dalla Provincia di Genova, alla Fondazione Carige, al Centro di documentazione per l'educazione permanente ed altri enti privati.
La favola narra come tra i genovesi si diffuse la ricetta della fugassa nel 1158 divenuta poi parte del classico repertorio gastronomico del capoluogo e della Liguria tutta. Il momento storico risale all'anno in cui la Superba era minacciata dalle truppe di Federico Barbarossa. Un fornaio di Comago, tale Pignatta, aveva inviato il suo garzone a Sori per portare una fornitura della sua ricetta ad un pranzo di nozze. Vanni, attraversando Genova, si era però imbattuto nella costruzione delle mura della città, da qui comincia tutta la sua avventura con risvolti comici e storici. Gli altri personaggi della Foa, oltre a Margherita, mamma di Vanni, sono Caffaro, figlio di Rustico signore di Caschifellone, nato a San Michele di Castrofino, in Valpolcevera, nel 1081, combattente della prima crociata, ammiraglio della flotta genovesem contro i pisani e contro i mori di Spagna. Poi Federico I, il Barabarossa, una delle figure più rilevanti del medioevo, Ingo della Volta, Ido Gontardo, Baldizone Usodimare e Giovanni Malaucello, consoli reggenti del comune di Genova ai tempi della costruzione della cinta cittadina nel 1158.
La favola in genovese comincia in casa Caffaro nella prima tavola a fumetti e finisce dopo un'altra ventina di tavole. All'inizio c'è anche una tabella riepilogativa dei suoni genovesi usati nel testo, le a, e, i, o con la dieresi corrispondono all'italiano, ma strascicato, la u con la dieresi è la u alla francese, la oe è il suono stretto misto tra o ed e, la ae è il suono aperto misto fra a ed e, la z corrisponde alla zed inglese, la sg seguito da i, e, oe, è come la j di je t'aime in francese.
«Questa pregevole iniziativa - spiega il presidente della Provincia di Genova Alessandro Repetto - racconta di una città ricca e potente dove nascevano le banche, ma anche la focaccia. Il fumetto è uno strumento formidabile di comunicazione per tutti, dai grand e piccini. In un mondo globalizzato come quello di oggi, dove la gente parla lingue straniere ma rischia di perdere le proprie radici storiche e culturali, progetti come questo sono preziosi per promuovere il recupero della nostra memoria e tradizione letterale».