Tra gas, benzina e bancheEcco il decreto "cresci Italia"Tutto cambia, l'articolo 18 no

E' pronta la bozza che sarà portata domani in Consiglio dei ministri. L’obiettivo: un incremento di occupazione e consumi dell’8%. <a href="mailto:segnala@ilgiornale.it" target="_blank"><strong>Raccontaci la tua protesta a segnala@ilgiornale.it</strong></a><span>. Ecco le mail dei lettori: </span><a href="http://www.ilgiornale.it/interni/angolo_dei_farmacistiraccontaci_tua_pro... target="_blank"><strong>leggi</strong></a>

Roma - Obiettivo crescita. E quanto il governo sia convinto che per mettere il turbo all’economia servano le liberalizzazioni, si capisce dalla relazione che accompagna il decreto. O meglio, la bozza circolata ieri. Il provvedimento sarà approvato al consiglio dei ministri di domani e fino ad allora sono possibili aggiustamenti, ma questa versione anche se non è quella definitiva, rappresenta esattamente lo stato dell’arte del piano cresci Italia alla vigilia del varo.
Nelle premesse si sottolinea come, nel lungo periodo, l’apertura al mercato, gli interventi sui servizi pubblici locali, sul commercio e sulle professioni faranno crescere il Pil dell’11%. L’effetto benefico si sentirà sull’occupazione e sui consumi (circa l’8% in più). Poi sulle retribuzioni (più 12%) e sugli investimenti (con un aumento del 18%). Dati tratti da un working paper di Bankitalia, con l’intento di spiegare misure destinate a scontare molti.
«Non si possono liberalizzare solo alcuni settori», sostiene il governo, rispondendo implicitamente a chi in questi giorni aveva chiesto di non colpire le categorie deboli, dai tassisti ai farmacisti, per concentrarsi su misure che hanno un effetto certo su prezzi e tariffe. La strada scelta dal governo è invece in linea con il metodo che il premier Mario Monti ha dichiarato fin dall’insediamento. Banalmente: sacrifici per tutti per non fare un torto a nessuno.
Pagamenti della Pa. Tra i provvedimenti ancora da definire, quelli allo studio del ministro della Pubblica amministrazione Patroni Griffi, ce ne sono alcuni che toccano nodi irrisolti. In particolare è quasi pronta una misura per obbligare le amministrazioni pubbliche a pagare le imprese private entro il termine dei 60 giorni, stabilito dalle direttive europee. In caso di mancato pagamento scatterebbe una mora dell’8%, oltre agli interessi maturati.
Gas e bollette. Nella bozza ci sono misure di portata ampia, in primo luogo la «separazione proprietaria» della rete di Snam da Eni. Che dovrà essere attuata in sei mesi. Nel provvedimento si stabilisce l’obiettivo, le modalità saranno invece affidate a decisioni successive. A vigilare, l’Autorità per l’energia, che si occuperà in generale di reti ed estenderà la sua competenza anche ai trasporti, comprese le ferrovie. Dovrà ad esempio decidere la separazione della rete di Rfi da Fs e vigilare sulla convenzione con le società che gestiscono le autostrade, ma non sulle tariffe.
Se ci saranno, i benefici per i consumatori si sentiranno solo con il tempo, ma c’è anche un nuovo metodo di calcolo per l’adeguamento delle tariffe del gas decise ogni trimestre dall’Autorità per l’energia, che dovrebbe favorire i consumatori in tempi più brevi. L’abbattimento della bolletta energetica delle aziende è invece affidata a misure che cambiano l’approvvigionamento di gas naturale per le imprese, puntando sullo stoccaggio.
Assicurazioni e Banche. Il decreto interviene sui mutui e in particolare sulle assicurazioni che le banche sempre più spesso pretendono che i clienti accendano insieme al prestito per la casa. Scatta l’obbligo di presentare almeno due preventivi «di due differenti gruppi assicurativi». Sempre in tema, il governo sembra voler compensare l’obbligo di accredito in banca delle pensioni e dei redditi sopra i mille euro, previsto dal salva Italia, con il «conto corrente di base». Se non ci sarà un accordo tra governo, Bankitalia, Abi e Poste, sarà una legge a stabilire quanto costerà. Sconti anche sulle commissioni dei bancomat.
Per l’Rc auto la strada scelta è quella dei preventivi (gli agenti dovranno sottoporne tre ai clienti) e di favorire gli sconti per chi accetta di installare dispositivi che registrino l’attività del guidatore. Una sorta di scatola nera, come quelle che ora si trovano negli aerei, nelle navi e nei treni. Poi il carcere fino a cinque anni per i periti che dichiarano il falso.
Sui taxi trattativa ad oltranza. Tutte misure destinate a raccogliere consensi ampi o, al massimo, un opposizione molto circoscritta. Ma la novità della bozza di ieri è che il governo sembra non aver rinunciato a intervenire sui capitoli più spinosi, a partire da quello dei taxi. Le decisioni sulle licenze vengono rinviate, ma sono affidate alla nuova autorità delle reti e dei trasporti. Soluzione destinata a non accontentare i tassisti che oggi saranno in assemblea e che ieri sera sono stati ricevuti a Palazzo Chigi. Proprio ieri le associazioni hanno consegnato al governo la loro controproposta che vede, da una parte, lo sgravio dell'Iva (i tassisti non possono scaricare), il carburante professionale, il riconoscimento delle malattie professionali e la lotta agli abusivi. Per contro, assicurano la doppia guida, più ore di servizio, poi intese con i sindaci di ogni città garantire una copertura a tutte le ore. La polemica è destinata a non finire. Il leader di Uritaxi Loreno Bittarelli ha confermato che la categoria è pronta a «scatenare l’inferno», se non si troverà un compromesso. Il governo risponderà oggi. A sostegno delle tesi dei tassisti, la Cgia di Mestre che ha calcolato come sui taxi italiani gravino costi di gestione tra i più elevati tra i grandi Paesi dell’Ue: il gasolio costa quasi il 16 per cento in più, il peso della pressione tributaria è superiore di 3 punti; l’assicurazione costa il 58 per cento in più.
Avanti tutta anche sulle professioni. Le tariffe di notai avvocati e degli altri professionisti, ad esempio, vengono abrogate e non c’è nemmeno un cenno a quelle che servono da riferimento in sede di processo o nei rapporti con la pubblica amministrazione. Per quanto riguarda i notai, sono in arrivo concorsi per 1.500 entro il 2014. Confermate anche le norme sui benzinai e quelle sulle farmacie. Che hanno scontentato sia i farmacisti (in particolare sugli sconti e gli orari liberi) e le parafarmacie, che si vedono minacciate dalla possibilità di nuove aperture per i centri sopra 3.000 abitanti.