Gas: cala ancora l’import, più consumi

Gazprom taglia dell’11,5% le forniture. Sempre più probabile il ricorso alle scorte strategiche prima del 15 febbraio

Paolo Giovanelli

da Milano

Gas, l’emergenza si sta aggravando e il ministro alle Attività produttive, Claudio Scajola, oggi potrebbe decidere nuove misure per contenere i consumi. Nelle 24 ore che vanno dalle 6 di lunedì mattina alle 6 di martedì, i consumi di gas delle utenze allacciate alla rete Snam sono stati pari a 385 milioni di metri cubi, il 29,2% in più rispetto alla giornata precedente. Va tenuto però conto che i consumi della domenica sono sempre inferiori a quelli delle giornate lavorative. Sul totale dei 385 milioni, comunque, 54 milioni di metri cubi (più 32,1%) sono stati utilizzati dal consumo industriale, 96 milioni (più 36,6%) dal termoelettrico per la produzione di elettricità e 235 milioni (più 25,8%) dal consumo civile.
Parallelamente, ed è qui che scatta un ulteriore allarme, ieri Gazprom ha annunciato una forte riduzione delle forniture: l’Eni ha stimato un calo dell’11,5% rispetto ai 74 milioni di metri cubi richiesti. Lunedì il taglio era stato invece l’ormai «classico» 8,1 per cento. L’11,5% in meno significa circa 8,5 milioni di metri cubi in meno, pari al 2,1% dell’intero consumo nazionale. Continua intanto il conto alla rovescia sull’esaurimento delle «scorte di modulazione»: gli esperti prevedono che sarà necessario ricorrere a quelle strategiche già prima del 15 febbraio.
A pesare sulla domanda di gas giocano anche le esportazioni di elettricità che continuano a marciare a buon ritmo: ieri - secondo i dati riportati sul sito del Gme - la domanda estera si è attestata intorno ai 32 milioni di chilowattora. Una quantità per la cui produzione sono necessari - ricordano gli esperti - oltre 6,2 milioni di metri cubi di gas. In altri termini, agli 8,5 milioni di metri cubi di gas mancante, se ne sommano altri 6 che se ne vanno all’estero sotto forma di elettricità. Va comunque detto che, come segnalato in un articolo qui accanto, i prezzi dell’energia stanno salendo anche in Italia, riallineandosi con quelli europei e rendendo meno vantaggioso esportare.
Un po’ paradossalmente, in questo scenario non rassicurante, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, in una conferenza stampa dopo un incontro con il ministro Gianfranco Fini, ha affermato di essere certo che Mosca manterrà gli impegni presi con l’Europa in materia di forniture di gas. «Le forniture verranno aumentate» ha garantito Lavrov, mentre Fini faceva notare ai giornalisti che «il rapporto fra Italia e Russia sulla questione delle forniture di gas non desta alcuna preoccupazione». «Altri canali di approvvigionamento sono allo studio - ha aggiunto Lavrov - attraverso i quali inviare la produzione di gas all’Europa». Fini ha anche affermato che le «oscillazioni sono abbastanza fisiologiche» anche se ha ammesso che «abbiamo attraversato un momento di vera e propria crisi».
E anche il ministro Scajola tende a smorzare gli allarmi, anche se annuncia nuove misure per contenere i consumi. Dall’inizio di febbraio, infatti, alcune centrali elettriche utilizzano olio combustibile anziché gas, mentre i cittadini sono stati invitati a ridurre il riscaldamento. «La situazione è sotto controllo. Seguo, ora per ora, l'evoluzione e domani (oggi per chi legge, ndr) approfondirò ulteriori misure straordinarie, peraltro già preventivate», ha spiegato. In ogni caso oggi le «misure straordinarie» potrebbero prevedere una riduzione forzata delle esportazioni di energia elettrica. In questi giorni veri protagonisti delle esportazioni sono state due società svizzere, Egl e Atel, che hanno raggiunto l’80% dell’elettricità venduta all’estero. Quote minori, intorno al 5%, sono state coperte dai grandi produttori nazionali, Enel ed Edison. E il governo sta pensando a come ribaltare questa tendenza e ritornare a forti importazioni di elettricità.