Gas e petrolio spingono l’inflazione al 3,4%

Autunno nero sul fronte dei dati economici. Oltre alle Borse a picco e al differenziale di rendimento alle stelle tra Btp italiani e Bund tedeschi, l’Italia si ritrova a combattere anche con l’inflazione in aumento e, allo stesso tempo, con la crescita del tasso di disoccupazione: il binomio che più ha allarmato per decenni gli studiosi di economia. Ma vediamo quali sono le caratteristiche di questo trend.
I più penalizzati, sul lavoro, sono i giovani. La percentuale dei disoccupati, secondo l’Istat, per chi ha tra i 15 e i 24 anni, a settembre è salita al 29,3% dal 28% di agosto. Un record negativo: è il dato più alto dal gennaio 2004. Lo stesso istituto di statistica mette in luce come il tasso d'inflazione annuo a ottobre sia salito al 3,4% dal 3% di settembre. È il dato più alto da ottobre 2008. Le stime indicano un aumento dello 0,6% su base mensile, vale a dire il rialzo maggiore da giugno 1995. Sul risultato pesano gli effetti della manovra, in particolare l’incremento dell’Iva.
Anche il tasso complessivo di disoccupazione a settembre è in crescita, all’8,3% dall’8% di agosto. Quello maschile aumenta di 0,3 punti percentuali nell'ultimo mese, portandosi al 7,4%; anche quello femminile mostra un aumento della stessa entità e si attesta al 9,7%. Rispetto all’anno precedente il tasso di disoccupazione maschile sale di 0,2 punti percentuali e quello femminile di 0,3 punti percentuali. Sul fronte opposto, il tasso di occupazione si attesta al 56,9%. Non c’è dubbio che l’Italia che lavora non sia un paese per donne. Quasi una rappresentante del gentil sesso su due nel nostro paese né lavora, né è in cerca di un posto, ovvero non rientra né nella fascia degli occupati, né in quella dei disoccupati. Tanto che a settembre il tasso di inattività femminile è pari al 48,9%, mentre quello maschile si attesta a 26,9%.
L’inflazione ha ripreso a correre soprattutto a causa dell’aumento del prezzo dei carburanti e dell’Iva. Il tasso a ottobre è salito al 3,4%, mentre l’inflazione acquisita per il 2011, quella che si registrerebbe nella media di fine anno nell’ipotesi che l’indice rimanga, nei restanti mesi, allo stesso livello di ottobre, è pari al 2,7%. A trainare la crescita dei prezzi c’è il forte aumento di quello dei carburanti. In un anno la benzina è aumentata del 17,8% (dal +16,3% di settembre), mentre è salita dello 0,8% su base mensile. E peggio ha fatto il prezzo del gasolio per i mezzi di trasporto salito del 21,2% (dal +19,2% di settembre) aumentato dell’1,7% su base mensile. «Se il carburante cresce, inevitabilmente questo rialzo si riversa a cascata su tutti i beni che vengono trasportati, quindi anche su quelli che mantengono l’Iva al 4%. Come la stragrande maggioranza dei prodotti alimentari - ha spiegato la Cia-Confederazione italiana agricoltori in una nota -. La conseguenza immediata del nuovo boom della benzina è l’aumento dei listini al supermercato». Subiscono incrementi importanti prodotti di prima necessità come pane e pasta (rispettivamente, +2,8% e +1,3% rispetto a ottobre 2010), formaggi e latticini (+5,2%) e carne rossa (+2,5%). Ma ci saranno conseguenze anche per i beni che hanno visto aumentare l’iva dal 20 al 21% (vino, caffè, bevande gassate e succhi di frutta) per i quali gli italiani dovranno sborsare complessivamente tra i 25 e i 30 milioni di euro in più. In forte rialzo anche il prezzo del gas naturale, che su settembre aumenta del 3,4% e su base annua balza all’11,3%.In lieve aumento congiunturale, invece, risulta il costo dell’energia elettrica (+0,1%) che registra un rialzo annuo del 5,1%, stabile rispetto a settembre.