Gas: fallisce la Ue, Putin chiama Berlusconi

Salta il negoziato di Bruxelles: Kiev accetta l'invio di osservatori europei ma Mosca non sottoscrive l'intesa. Dopo una telefonata con il presidente russo il premier annuncia: "Soluzione vicina, possibile un prestito europeo"

Roma «Presto si troverà una soluzione e l’approvvigionamento energetico riprenderà quando gli osservatori dell’Ue saranno in Ucraina». Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dopo una lunga conversazione telefonica con il presidente russo, Vladimir Putin, ha inviato segnali rassicuranti sulla soluzione della crisi del gas tra Mosca e Kiev. «Non ci sono motivi per essere inquieti. Come il ministro Scajola aveva garantito, le scorte sono sufficienti per alcuni giorni, non siamo mai stati in pensiero», ha aggiunto il premier.
L’intervento di Berlusconi, chiamato in causa da Putin visti gli ottimi rapporti interpersonali, ha contribuito a rasserenare il clima. La situazione debitoria dell’Ucraina verso la Russia, ha ricordato il premier, «è difficile, si tratta di 600 milioni di dollari». L’ipotesi avanzata da Berlusconi è «un prestito dell’Ue», strategia da sviluppare in sede comunitaria.
Il negoziato tra Russia e Ucraina, svoltosi ieri a Bruxelles per risolvere la controversia sulle forniture di gas, si è infatti concluso con un nulla di fatto. Gazprom si è rifiutata di firmare l’intesa, sottoscritta invece da Naftogaz, che prevede l’invio di osservatori Ue in Ucraina già da oggi. «Solo un team di monitoraggio multilaterale davvero ampio potrà garantire il controllo completo, chiaro ed efficace dei processi di transito», ha reso noto il gruppo russo in serata.
Eppure le premesse erano tutt’altro che negative. I presidenti delle due compagnie energetiche, Alexei Miller e Oleh Dubyna, erano arrivati nella capitale belga con lo stesso aereo e avevano intavolato le trattative già da mercoledì sera dopo che il cancelliere tedesco Angela Merkel si era fatto promotore delle istanze europee con Putin perorando l’invio di una squadra di osservatori.
Il fatto che gli ucraini abbiano siglato l’intesa con l’Ue e non i rappresentanti di Mosca aveva subito destato qualche preoccupazione. Tant’è vero che il commissario Ue agli Affari economici, Joaquín Almunia, ha non troppo velatamente accusato i russi di ostacolare l’intesa. «La Russia non dovrebbe essere autorizzata a usare il gas come arma politica», ha dichiarato. Piccata la risposta di Putin che ha sottolineato come la Russia continui ad approvvigionare la Georgia nonostante le pessime relazioni internazionali. Più diplomatico, il commissario all’Energia, Andris Piebalgs, che ha spiegato come l’Ue non possa «costringere l’Ucraina ad accettare osservatori russi sul proprio territorio». In ogni caso, la missione composta da dodici esperti partirà comunque oggi alla volta di Kiev per effettuare i controlli stabiliti.
La dipendenza europea dal gas russo non consente di forzare la mano così come la presidenza di turno, affidata alla Repubblica Ceca, appare un altro fattore di debolezza. Le speranze di vedere riavviato il flusso di gas russo verso l’Europa attraverso l’Ucraina in pochi giorni sono molto flebili. E i Paesi dell’Europa dell’Est stanno cercando di far fronte alla crisi: la Serbia si sta appoggiando alla vicina Ungheria, mentre la Slovenia conta sull’aiuto dell’italiana Eni con 200mila metri cubi di gas al giorno.
A Roma ieri si è svolta la riunione del Comitato di emergenza sul gas presieduta dal ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola. «Garantiremo il gas e l’energia alle famiglie e alle imprese italiane», ha detto il ministro, mentre l’ad di Eni, Paolo Scaroni, ha confermato che «la situazione è tranquilla.