Gas, inverno a rischio Pecoraro Scanio «frena» gli stoccaggi

da Milano

Dopo un’estate di incendi, un bell’inverno al freddo. Perché il gas potrebbe di nuovo mancare: a dirlo è l’Autorità per l’energia con uno dei suoi classici comunicati, distaccati e tecnici, ma che vanno al sodo. «L’esperienza degli scorsi inverni, la mancata disponibilità per l’inverno prossimo di ulteriori capacità di importazione da gasdotti e rigassificatori e l’eventuale riduzione delle attuali disponibilità di stoccaggio sono motivo di seria preoccupazione per l’intero sistema nazionale del gas» afferma l’Autorità. Che fino al prossimo anno le capacità di importazione non potessero essere seriamente aumentate era noto (mentre i consumi aumentano). La novità, poco bella, è che, come dice l’Authority, gli stoccaggi potrebbero non solo non aumentare (come sarebbe invece possibile), ma addirittura diminuire. E sarebbe un disastro annunciato, dovuto alle solite questioni burocratiche. E questa volta sul banco degli imputati finisce il ministero dell’Ambiente.
L’Autorità presieduta da Alessandro Ortis avverte infatti che «la capacità di stoccaggio potrebbe ridursi nell’eventualità della mancanza o del venir meno di alcune autorizzazioni per realizzare nuovi siti e garantire almeno il mantenimento di tutte le disponibilità esistenti». E il nocciolo del problema sta proprio qui: gli stoccaggi non sono nient’altro che dei vecchi giacimenti di gas esauriti, riutilizzati come grandi serbatoi reimmettendo d’estate metano di importazione per poi usarlo d’inverno. Per farli ripartire non basta ripompare dentro gas, ma ci vogliono dei lavori di adattamento che richiedono qualche anno (in media due o tre). Nell’agosto del 2005, dopo la prima crisi del gas, era stato deciso di aumentare la capacità. Oggi sono disponibili 13,9 miliardi di metri cubi, contro i 12,9 di due anni fa, grazie solo al miglioramenti degli stoccaggi esistenti. Troppo pochi. Il fatto è che gli ultimi anni sono stati sprecati perché «non è entrato in esercizio alcun nuovo campo di stoccaggio, malgrado il ministero dello Sviluppo economico abbia selezionato alcuni giacimenti e abbia provveduto all’assegnazione agli operatori interessati di quattro assegnazioni per una capacità complessiva di 2,5 miliardi di metri cubi» afferma la segnalazione dell’Authority al Parlamento.
E allora, perché rimane tutto fermo? Semplicemente perché manca la Valutazione di impatto ambientale (Via): si tratta di capire che influenza potrebbe avere sull’ambiente l’uso di vecchi giacimenti profondi tra i 2 e i 3mila metri sotto terra. E senza Via non si fa nulla. Non solo, ma a Settala c’è uno stoccaggio da 1,2 miliardi di metri cubi che da 4-5 anni ha aumentato la capacità a 1,7 miliardi grazie a gas immesso a pressioni più alte. Una capacità aggiuntiva importante perché gli operatori ne fanno conto già da tempo. Ma adesso l’Ambiente ha chiesto la Via anche per quel mezzo miliardo di metri cubi in più. E per il momento tutto è fermo. Oppure a San Potito-Cotignola c’è già la Valutazione positiva della Regione, ma manca sempre quella del ministero dell’Ambiente. Di Via, da quando è entrato in carica questo governo, ne è stata fatta una sola, pochi giorni fa, relativa al rigassificatore di Rovigo. E basta.
A gestire gli stoccaggi finora era essenzialmente la Stogit, del gruppo Eni, con un «fettino» di 300 milioni di metri cubi di gas gestito da Edison. Con le nuove disponibilità sarà Edison a crescere e a diventare il gestore di stoccaggi «alternativo» con l’obiettivo di arrivare a quota 2,2 miliardi di metri cubi entro il 2012. Sempre che riceva il via libera. In attesa dell’inverno.