Gas troppo caro, effetto serra: così l’Italia tornerà al nucleare

I progetti di Enel ed Edison e il «nodo» della politica

da Milano

Gas dipendenti (o, peggio ancora, Gazprom dipendenti) e minacciati dal riscaldamento globale: i Paesi europei si stanno sempre più confrontando con la necessità di ricorrere al nucleare. Italia compresa, anche se non si può dire.
È una scelta che si è consolidata in Francia, con la decisione di Edf di avviare il programma per le nuove centrali Epr a cui dovrebbe partecipare anche Enel. Le centrali Epr saranno costruite anche in Svizzera, che deve sostituire i suoi vecchi impianti e realizzarne almeno altri due nuovi per far fronte alla crescente domanda di energia. Il governo elvetico nicchia, frena, ma i gruppi elettrici locali sono convinti di avere la carta vincente in mano: non ci sono alternative reali. E in una recente intervista l’ad di Atel, Giovanni Leonardi, ha detto: «Per far fronte alla carenza di elettricità in maniera economicamente ed ecologicamente sostenibile abbiamo bisogno di almeno due nuove centrali nucleari». Negli ultimi 15 anni in Svizzera sono stati fatti tre referendum, in tutti i casi hanno vinto i pro-nucleari.
E in Italia? Il tema è ancora tabù, ma sempre meno. Anche perché il nostro Paese è il più dipendente dal gas in Europa. Così senza chiasso si stanno prendendo già oggi decisioni che dovranno essere realizzate non prima di un decennio: prima dovranno essere accettate dall’opinione pubblica, e potrebbe essere meno difficile del previsto.
La decisione: In Italia tornerà il nucleare? Non si può dire, dunque, ma molto fa pensare che sarà inevitabile. A favore ci sono non solo i partiti oggi all’opposizione, che quando erano al governo si erano espressi più volte a sostegno di questa scelta, ma anche ambienti dell’attuale maggioranza. I favorevoli si trovano tra i Ds, anche alcuni ministri, e nella Margherita. Si sta creando così una fascia trasversale che guarda al ritorno al nucleare come a una possibilità da non scartare e che probabilmente in Parlamento avrebbe la maggioranza, se solo venisse allo scoperto. Ma non sono in pochi a ritenere che oggi una mossa simile sia prematura.
I grandi gruppi. Né Enel, né Edison hanno mai ammesso ufficialmente di pensare concretamente a riportare il nucleare in Italia. Di fatto la società guidata da Fulvio Conti ha acquistato la slovacca Slovenske Elektrarne che dispone di centrali nucleari con tecnologia russa per l’hardware e tedesca per i controlli ed ha un accordo (mai finalizzato) con Edf per partecipare con una quota alla costruzione delle nuove centrali francesi. Conti ha così acquisito le conoscenze per riportare Enel nel settore e fonti italiane hanno confermato le indiscrezioni pubblicate alcune settimane fa dal Financial Times: Enel sta pensando seriamente a riportare il nucleare in Italia se la situazione dovesse evolversi. Anche Edison ha sempre dichiarato di ritenere impossibile un ritorno del nucleare a breve. Ma il solo fatto che uno dei due azionisti di maggioranza si chiami Edf, fa capire che se Enel dovesse partire con il nucleare, Foro Buonaparte difficilmente potrebbe evitare di seguirla. Il problema allora è: quando?
I tempi. Con questo governo difficilmente si muoverà una foglia, ma alla scadenza dei 5 anni i giochi si riapriranno. E saremo nel 2010, o poco dopo. Per costruire le centrali, tra permessi, litigi e quant’altro (oltre naturalmente alla costruzione vera e propria, ma sarà il meno) ci vorranno dieci anni. E si arriverà al 2020, giusto in tempo alla soglia oltre la quale si prevede che la produzione di gas e petrolio dovrebbe calare.
Gli avversari. Verdi e sinistra «radicale» non ne vogliono sapere, e si appellano al referendum. Basterebbe una nuova legge per riaprire i giochi: il governo di centrosinistra non ha certamente la forza per farlo, né i tempi sono maturi presso l’opinione pubblica. Ma i problemi di approvvigionamento del gas e quelli, che si stanno facendo sempre più evidenti, dell’effetto serra potrebbero provocare un ripensamento. Già oggi non è certo che un referendum ripeterebbe il «no» alle centrali nucleari.
Le alternative. Piccoli e grandi gruppi del settore stanno pensando sempre più all’energia pulita, spinti dall’accordo di Kioto. Al momento soprattutto l’eolico sta godendo di un boom, contrastato paradossalmente proprio da alcuni ambienti contrari al nucleare. In prospettiva il solare potrà dare un grosso contributo alla produzione di energia: il suo costo non è ancora competitivo, ma in Paesi come Germania e Giappone è in forte crescita. Certamente solare ed eolico non potranno sostituire i grandi impianti, ma la stessa Ue prevede che le energie verdi debbano coprire una quota sempre più importante dei consumi.