Gasbarra forse si candida nel collegio centro storico

Ma il presidente della Provincia dovrà fare i conti con i diessini per quel seggio alla Camera

Claudia Passa

«Presto avrò bisogno del tuo aiuto, ci saranno delle novità... ». Di più il piacente politico capitolino dalla chioma corvina e il ciuffo ribelle non si lascia sfuggire. Non spiega se di qui a qualche tempo avrà bisogno di far proseliti per accaparrare consensi da tradurre in voti, oppure se le sue necessità saranno strettamente personali, legate al settore commerciale nel quale il suo noto interlocutore opera con successo. Di certo, se è una campagna elettorale quella che si profila all’orizzonte, vuol dire che Enrico Gasbarra si accinge a cambiare mestiere anzitempo, giacché dal suo ingresso a Palazzo Valentini sono passati appena due anni. Non solo: se qualcuna delle molteplici tornate elettorali previste per la prossima primavera lo vedrà interessato, corollario inevitabile saranno nuove elezioni nella capitale e provincia.
Il dibattito sul futuro del presidente della Provincia di Roma - dopo che voci autorevoli riportate nei giorni scorsi dal Giornale l’hanno dipinto in crisi di consenso nella Margherita per le sue posizioni filoprodiane - torna a riaffacciarsi prepotentemente a causa di una conversazione che Gasbarra avrebbe intrattenuto con un rappresentante di un’importante associazione di strada del centro storico, nel corso della quale si sarebbe lasciato sfuggire l’enigmatico accenno a imminenti novità e al bisogno di un non meglio precisato aiuto. Se è al Campidoglio che è riservata l’eventuale candidatura di Gasbarra, ciò starebbe a significare che l’ipotesi di una discesa in campo di Walter Veltroni con destinazione Palazzo Chigi è assai meno peregrina di quanto la si vuol dipingere.
Ma le cose, secondo i più recenti rumours, starebbero diversamente. E la chiave di lettura dell’attivismo del presidente della Provincia andrebbe ricercata proprio nelle sue recenti sortite a favore dell’unitarietà prodiana. Pare infatti che a Enrico Gasbarra sarebbe destinato addirittura il collegio romano del centro storico nelle elezioni per la Camera dei deputati. Non solo: Romano Prodi o qualcuno a lui molto vicino gli avrebbe addirittura assicurato un incarico governativo qualora il Professore dovesse centrare l’obiettivo Palazzo Chigi.
In ogni caso, l’attenzione è altissima perché un eventuale cambio della guardia a Palazzo Valentini o in Campidoglio potrebbe costringere i quadri dirigenti dell’Ulivo a riconsiderare le strategie anche per quanto riguarda il cavallo di battaglia da schierare per la presidenza del I municipio. Se la Margherita dovesse conquistare nuovi territori, la già traballante ipotesi di una ricandidatura di Giuseppe Lobefaro potrebbe ricevere la spallata finale perché è difficile che i Ds possano lasciare ai centristi il Comune di Roma e il suo più importante municipio. E a tal proposito c’è chi dice che la notte dei lunghi coltelli nella Quercia sia già iniziata, per individuare un potenziale candidato per l’ambitissimo territorio del centro storico. Dicono i bene informati che per capire come va il vento in casa Ds occorra tenere d’occhio lo storico circolo di Testaccio, «patria» del consigliere comunale e presidente della Commissione Commercio Roberto Giulioli.
Tutto dipenderà comunque dalle sorti dell’Ulivo nazionale, che condizioneranno anche le decisioni strategiche da assumere a Roma. La piega che prenderà il dibattito sulla leadership di Romano Prodi e sul partito unico finirà infatti per condizionare le posizioni all’interno delle singole forze politiche. Anche perché al momento se per Lobefaro nella Margherita tira aria di tempesta, non è che attorno a Gasbarra le acque siano poi tanto chete.

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