Gasbarra «scivola» sullo statuto

Daniele Petraroli

Sulla carta più spazio alla partecipazione democratica e alla corresponsabilità istituzionale tramite la costituzione di una Camera dei Comuni e delle autonomie locali e un consiglio degli immigrati. Nella pratica, invece, la giunta Gasbarra agisce a colpi di maggioranza. Oggetto del contendere il nuovo statuto della Provincia di Roma. Approvato in prima lettura venerdì scorso (ma senza la maggioranza qualificata dei due terzi dovrà ora affrontare altri due passaggi in consiglio provinciale entro un mese prima di entrare in vigore) è ora sotto il fuoco di fila della Casa delle libertà. «È grave che in una grande capitale europea si possa concepire addirittura di approvare un nuovo statuto senza, non dico concertarlo, ma almeno presentarlo preventivamente ai sindacati - le parole del vicepresidente del consiglio regionale Andrea Augello -. È davvero strano che la carta fondamentale sia approdata a giudizio dell’aula senza sentire il bisogno di confrontarsi con i principali attori del mondo associativo e sindacale». La necessità di un incontro, seppure tardivo, con le parti sociali è condivisa da tutto il centrodestra. «A questo punto - recita la nota congiunta dei capigruppi di An, Piergiorgio Benvenuti, dell’Udc, Mario Ferrante, e del vicepresidente del gruppo di Forza Italia, Andrea Napoleone -, prima delle successive votazioni, è necessario un confronto con i sindaci della provincia di Roma e con le organizzazioni sindacali».
Problema principale del nuovo statuto quello della Camera dei Comuni e delle autonomie locali. Un ruolo attivo nella nuova istituzione spetterà solamente ai sindaci mentre i rappresentanti delle comunità montane e i presidenti dei municipi potranno sì essere presenti ma senza facoltà di proporre mozioni o votare. «Sarebbe giusto dare loro lo stesso peso dei sindaci», conclude Benvenuti.