Gascoigne: «Sono alcolizzato»

da Londra

«Mi curo, ma resterò un alcolizzato». Paul Gascoigne ha accettato di parlare del suo problema con la bottiglia in un’intervista al quotidiano sportivo spagnolo As. «Non finirò come Best, lui era un mio amico ed era anche il mio eroe. La notizia della sua morte mi ha lasciato distrutto. Quello che è capitato a Best è stato un avvertimento. Era un alcolizzato, come lo sono io. E io lo sarò per tutta la vita, è una malattia. Avete mai visto come sta chi non può più fumare? Be’, la dipendenza dall’alcool è 100 volte peggio. Ma io non sono come Best, lui non è mai riuscito ad affrancarsi da questa malattia, non l’ha mai affrontata a viso aperto. Io invece mi curo, vado da uno psicologo e tengo sotto controllo i miei problemi con l’alcool».
Problemi alla base del suo licenziamento dal Kettering Town. «Hanno detto che sono stato esonerato perché ero sempre ubriaco. Falso, la verità è che ho preso un brandy doppio prima di una partita, nulla rispetto alle quattro bottiglie di whisky che bevevo in passato». Gazza non si arrende, vuole continuare a fare il manager. «Ho parlato con tanti grandi tecnici - dice la 39enne ex stella della Lazio e della nazionale inglese -. Da Mourinho ho imparato l’importanza di una difesa forte, da Ferguson che tutti i giocatori devono essere duri e pronti a tutto, da Wenger come sfruttare il possesso palla. Ma in Inghilterra la cosa più importante è allenarsi ogni giorno come se ci si preparasse sempre per una finale. Il mio rapporto con i giocatori? Soprattutto umano, se qualcuno ha un problema, voglio che me ne parli e che si cerchi di risolverlo».
Gazza è ammirato dallo stile di Rijkaard, tecnico del Barcellona: «Regge pressioni fortissime. Figuratevi, io mi sento sotto pressione nelle serie inferiori. Ma stiano bene attenti a non perdermi di vista...». Poi parla di Ronaldinho («che impressione vedere il Bernabeu applaudirlo») e di Beckham. «Ha migliorato il suo stile di gioco, è perfetto per la Liga, ma credo che non lo sarebbe più per la Premiership. Ora che è il più bravo giocatore inglese dovrà dimostrarsi molto paziente con i compagni di nazionale». E a proposito di nazionale dice: «Con Eriksson stiamo apprendendo nuove cose, ad esempio non gettarci in attacco come kamikaze. Questo potrà aiutarci ad arrivare lontano al Mondiale, Brasile permettendo...».