Gasparri: «Da ministro ero seduto su un vulcano»

L’esponente di An racconta il suo mandato alle Comunicazioni: «Vedo la fine del duopolio tv, Rai da privatizzare»

da Milano

Per Maurizio Gasparri la stagione al ministero delle Comunicazioni è sigillata da tempo nella memoria. Nel suo futuro incombono nuove sfide: la campagna elettorale. Ma anche l’organizzazione di quella conferenza programmatica che dovrà scolpire l’identità di An e definirne i contorni senza ambiguità. Per chiudere la parabola dei suoi 1.410 giorni da ministro, però, Gasparri ha scelto di mettere nero su bianco le sue riflessioni in un libro intervista - «Fare il futuro» (Edizioni Nuove Idee) - realizzato con la giornalista Lucilla Parlato. Una riflessione a freddo in cui ripercorrere il suo lavoro al dicastero di largo Brazzà.
«Ho spesso avuto la sensazione di essere seduto sulla cima di un vulcano, alle prese con problemi complessi che ho affrontato con freddezza e scevro da conflitti di interesse» racconta Gasparri. «È solo grazie alla mia legge che un esponente del maggiore partito di opposizione è approdato al vertice della televisione pubblica. È l’unico esempio di applicazione di uno statuto delle opposizioni, tanto citato ma non attuato da nessun altro». L’esponente di An si sofferma, naturalmente, su «la madre di tutte le battaglie» ovvero la legge di sistema che porta il suo nome, su cui pesa l’accusa di aver favorito Mediaset. «È un errore difendere l’esistenza di aziende italiane? Non credo», scrive Gasparri. L’ex ministro ammette «la particolarità del caso italiano, dove alla guida del governo è giunto un imprenditore del mondo televisivo. Ma è pur vero - aggiunge - che la maggioranza ha varato una legge sul conflitto di interesse che la sinistra non seppe e non volle fare». Anzi «le polemiche dell’opposizione in questi anni sono state polemiche da ottusi. Quando il digitale entrerà a regime lo scenario della tv cambierà completamente e l’attuale duopolio sarà destinato a non reggere, con una Rai che tra l’altro si dovrebbe avviare alla privatizzazione». Una privatizzazione per la quale la Rai «è prontissima» ma «la privatizzazione taglia le unghie ai partiti e pochi vogliono rinunciare alla interferenze politiche sull’informazione pubblica. Un’operazione di tale portata storica richiede una determinazione che io ho sempre avuto, ma che in giro mi pare scarseggi». L’unica cosa di cui l’ex ministro dice di essersi pentito è la telefonata a «Quelli che il calcio». «Non lo rifarei, questo è indubbio. Ma la mia accusa di parzialità a Zaccaria era fondata». A lui e Prodi anzi Gasparri dice: «Ieri con Prodi vinceva Mediaset sulla Rai e il bilancio era in passivo. Viene da pensare che Prodi e Zaccaria lavorassero per Berlusconi. Anche perché il centrosinistra al potere aveva prosciugato le finanze Rai portandola al minimo storico».