Gasparri: "Nella mia legge c’è già la soluzione che piace all’Unione"

Roma - Onorevole Gasparri, la legge che porta il suo nome e regola il sistema dei media è tornata in auge con il caso Telecom.
«Il paradosso è che tre anni fa si disse che era una legge pro Berlusconi, mentre oggi tutti parlano di convergenza tra tv e tlc e di coinvolgimento di Mediaset per mantenere Telecom italiana. Il sistema integrato delle comunicazioni (il Sic introdotto dalla legge, ndr) serve a evitare il nanismo delle imprese. Nella classifica mondiale delle tv Rai e Mediaset sono molto più in basso rispetto a Warner e a Fox. I limiti erano volti a impedire posizioni dominanti in Italia e posizioni soccombenti all’estero».
Il panorama è cambiato.
«Oggi vediamo una sinistra che sta correggendo il tiro ma che nei giorni scorsi ha invocato il matrimonio Mediaset-Telecom. Il che è anche sensato perché la convergenza dei media rende il confine sempre più labile. Ma la mia legge non consente a Mediaset di assumere il controllo di Telecom ed è tutta da verificare la possibilità di acquisire una quota di minoranza. È un richiamo alla realtà per una parte politica dominata dall’odio antiberlusconiano».
Un intervento di Mediaset potrebbe creare qualche problema al leader della Cdl.
«I limiti antitrust ci sono. E c’è pure la legge sul conflitto di interessi. Io comunque privilegio il Berlusconi politico. Il problema è un altro: se noi in Italia martelliamo le aziende, le destiniamo a essere ghermite dai concorrenti. Ai patrioti dell’ultima ora ricordo che bisogna approvare norme che non facciano morire le nostre imprese e che le consentano di crescere all’estero».
Ma At&t e América Móvil sono alle porte.
«Non credo che possano creare più problemi di quanti ne ha creati Telecom sul versante della sicurezza della rete se gli standard di sicurezza e di privacy sono quelli che si sono letti sui giornali. Comunque mi auguro che ci siano aziende italiane che sappiano stare sul mercato».
Il governo e la maggioranza in ogni modo «spingono» per una soluzione italiana.
«Penso che la mia legge sia un’ottima legge e, se c’è una correzione da suggerire, forse non è quella di abolire il Sic, ma di creare un sistema in cui anche il comparto delle tlc entra in un grande insieme. Noi abbiamo bisogno di aziende che abbiano massa critica per concorrere. Non so cosa farà Mediaset ma farà bene a evitare ulteriori polemiche. Se si muove, è un potentato e se sta ferma, è egoista. Io penso che se non avessimo fatto quella legge avremmo dei nanetti ancora più piccoli».
A Prodi non piace l’ipotesi-spezzatino, ma dopo il piano Rovati il governo ha un po’ le mani bloccate e percorre la strada della moral suasion su banche e imprese.
«Mi auguro che qualche italiano faccia un’offerta, ma più Prodi & C. fanno confusione e minacciano leggi restrittive minori sono le possibilità che qualcuno investa in un settore che potrebbe essere massacrato. Allora comincino con il ritirare definitivamente il ddl Gentiloni. Lo spezzatino può nascere proprio a causa di limiti antitrust troppo restrittivi».
Il ministro Bersani ha insistito sulla necessità che la rete resti italiana e questo è un percorso che si cerca di avviare anche con una nuova legislazione.
«Così si impedisce al Paese di modernizzare il settore. Sulla rete non c’è da espropriare: costa molti miliardi di euro. Che si fa una manovra ad hoc? Bisogna fare come in Inghilterra, ossia separarla dai servizi e l’Authority Tlc ci sta lavorando. Il proprietario della rete deve consentire l’accesso a tutti a un prezzo equo senza bloccare la concorrenza. Si sta lavorando per fare una società separata dal gruppo e io mi auguro che qualcuno possa comprarla per garantire le regole e la possibilità che l’Authority vigili. Il problema bisognava porselo al momento della privatizzazione, ma Prodi e Ciampi hanno svenduto Telecom nel 1997».