Gasparri rompe gli indugi: "An non deve temere il futuro unitario del Polo"

nostro inviato a Mirabello (Ferrara)

Più siamo meglio stiamo: vecchio proverbio rispolverato da Maurizio Gasparri per immaginare il futuro del centrodestra. «Quello che vogliono i nostri elettori è una federazione di partiti stabile», dice alla festa tricolore di Alleanza nazionale a Mirabello. Ben vengano manifestazioni, seminari, circoli, «anche quelli di Michela Brambilla, perché i Circoli della libertà sono una cosa ma fare il presidente del Consiglio un’altra. Ci mettiamo pure Casini, se si comporta bene. La destra dev’essere il motore di una nuova iniziativa politica».
Gasparri arringa la gente di An, lui è ospite fisso nel sabato di Mirabello, la località dove Almirante annunciò il passaggio di testimone a Fini e dove si mangia meglio che in ogni altra festa di partito.
Ma gli applausi più forti se li prende Maurizio Belpietro, direttore del Giornale, che smessi i panni dell’intervistatore «antipatico» ha dettato le parole d’ordine al centrodestra: «Avere il coraggio di scelte anche impopolari. Usare il consenso per decidere. Indicare agli elettori un progetto politico chiaro. Basta tatticismi come quelli che nella passata legislatura hanno impedito di approvare tutte le riforme che gli elettori chiedono e per cui ci si era impegnati».
A Belpietro che suggerisce l’agenda del centrodestra, Gasparri risponde prendendo a modello Sarkozy e paragonando Silvio Berlusconi al generale De Gaulle: «Decenni dopo la sua morte, il partito conservatore francese porta ancora il suo nome. Noi cediamo volentieri a Berlusconi il diritto di primogenitura sul centrodestra, speriamo che in Italia fra quarant’anni sia ancora al governo un partito che chiameremo berlusconiano, ma ci auguriamo che un po’ prima arrivi a Palazzo Chigi una personalità di Alleanza nazionale. Al Cavaliere non chiediamo un passo indietro subito, diventerebbe subito un’icona della sinistra. Chi ha fondato il centrodestra in Italia deve continuare a coordinarlo finché ce la fa, poi farà un atto di generosità. Berlusconi va da don Verzè per vivere fino a 120 anni, e glieli auguriamo tutti, ma le novità della scienza faranno sopravvivere a lungo anche noi...».
Nessuna alternativa all’unità della coalizione, dice Gasparri, e fiducia nel futuro. «Quando Almirante lasciò il Movimento sociale, tutti ci chiedevamo cosa sarebbe successo. Ed è accaduto che è nata An, siamo andati al governo e quando prendiamo il 12 per cento ci lamentiamo perché siamo arrivati anche al 15. Percentuali che il vecchio Msi si sognava, perché stavamo tra il 7 e l’8. Abbiamo passato anni di accreditamento, dovevamo dimostrare di essere una forza di governo. Oggi non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno e parliamo con orgoglio un linguaggio chiaro di destra perché abbiamo ragione: anche la sinistra ci corre dietro con questi sindaci che fanno gli sceriffi».
Si parla di immigrazione e clandestinità, di tasse e sicurezza. Gasparri annuncia che non voterà «il presunto pacchetto sicurezza del governo che arriverà in Parlamento molto edulcorato: vogliono togliere i lavavetri dalle strade ma li assumeranno come lavoratori socialmente utili con stipendio a carico della collettività».
Si critica «l’unica maggioranza in Europa che comprende due partiti comunisti ed è capace di fare l’opposizione a se stessa». Si cita il Sessantotto come origine dei mali odierni, «una mentalità che ci fa sentire colpevoli del nostro benessere». Ma l’argomento che scalda di più gli animi del popolo di Alleanza nazionale non sono i guai di Prodi o di Veltroni, ma i problemi di casa propria, cioè del centrodestra.
Belpietro incalza: «Il coraggio distingue lo statista dal semplice politico. Dovete avere il coraggio di prendere decisioni impopolari, di modernizzare il Paese. La gente deve sapere se An vuole ancora difendere lo statalismo del Mezzogiorno e se Forza Italia ha davvero un programma liberale».
Gasparri replica che sarebbe «disposto anche a pagare 50 euro di tasse in più se fossi sicuro della certezza e rapidità dei processi». Poi arriva l’ora della partita con la Francia. E allora «Viva l’Italia», esclama Gasparri. «Tanto per non usare un altro slogan. Quello lasciamolo a Berlusconi».