Gasparri: «Soltanto il voto al Pdl è utile»

«I romani conoscono bene Rutelli, ecco perché stavolta non si faranno ingannare»

Maurizio Gasparri, presidente in pectore del gruppo del Pdl a Palazzo Madama, è capolista numero 2 al Senato nel Lazio.
C’è la convinzione che il risultato del voto nella nostra regione possa essere decisivo per l’esito delle elezioni a livello nazionale. Lei che cosa ne pensa?
«Non credo che ci siano problemi: Berlusconi vincerà alla grande. Ho l’impressione che negli ultimi giorni il nostro vantaggio sia addirittura aumentato. Al Senato il trend è lo stesso, cambia soltanto il sistema di attribuzione del premio di maggioranza che viene assegnato regione per regione e non a livello nazionale come alla Camera».
Crede che gli strateghi del Pd ricorreranno a qualche escamotage per limitare la loro sconfitta?
«Sicuramente in Emilia proveranno a indirizzare una parte dei loro consensi a favore di qualche altro partito per danneggiare il PdL. Infatti, al Senato, in ogni regione, il 45 per cento dei seggi viene attribuito a chi non vince. Ma, per ottenere almeno un senatore bisogna superare lo sbarramento dell’8 per cento dei voti. Partiti minori come l’Udc, per esempio, potrebbero essere “aiutati” dalla sinistra per erodere qualche senatore al centrodestra. Del resto non scopriamo nulla di nuovo, lo hanno già fatto in altre tornate elettorali. Ma probabilmente neanche il ricorso a questi mezzucci riuscirà a ridimensionare la vittoria del PdL».
Teme che il mancato accordo elettorale con La Destra e l’Udc possa creare serie difficoltà al PdL nel Lazio?
«Il Lazio è la regione dove Storace ha fatto il presidente della giunta per cinque anni e dove Casini può contare sull’appoggio di importanti settori dell’imprenditoria. Ciononostante sono convinto che gli elettori di centrodestra siano talmente stufi del governo Prodi che faranno attenzione a non disperdere voti verso partiti che rischiano di portare acqua al mulino di Veltroni».
Ma questa teoria del «voto utile» non sarà come la storia dell’oste che magnifica il suo vino?
«Sia chiaro: ognuno legittimamente può sostenere che i suoi voti saranno utilizzati in un senso o nell’altro, ma la realtà dell’attuale situazione non lascia spazio a dubbi. Ormai da 15 anni nessuno mette più in discussione l’importanza del bipolarismo. L’alternanza dei governi lo dimostra chiaramente. Ma ora siamo entrati in una fase connotata da una irrinunciabile semplificazione del quadro politico che sta portando a un bipartitismo di fatto. Ovviamente all’interno del PdL sono presenti sensibilità diverse su varie questioni. Nel momento in cui crescono i sentimenti di antipolitica e gli attacchi alla “casta”, il proliferare di partitini non serve a nessuno».
A Roma si vota anche per il Campidoglio...
«È arrivato il momento di cambiare. Dopo quindici anni di giunte di sinistra, con il Comune usato come trampolino di lancio prima da Rutelli e poi da Veltroni, ora assistiamo a un film già visto: “A volte ritornano”. I romani non si stupiscono mai di nulla; sono abituati, da secoli, a vederne di tutti i colori. Ecco perché stavolta bocceranno senza scampo il patetico tentativo di Rutelli. Roma è paralizzata dal traffico, il trasporto pubblico è da terzo mondo, le periferie sono abbandonate, l’emergenza casa è irrisolta, i quartieri sono insicuri e le corsie preferenziali valgono solo per i nomadi e i clandestini e mancano gli asili nido e i servizi. Tutto questo Rutelli lo sa: ecco perchè, a differenza di Veltroni, a Roma si è alleato con la sinistra più estrema, quella che con la lotta okkupa le case e con il governo - dei municipi - le requisisce ai privati. Rutelli si sta arrampicando sugli specchi del trasformismo più avanzato, ma sarà sonoramente bocciato dai romani che lo conoscono bene».
A proposito di trasformismo, come vede la lettera di Totti a Rutelli?
«Le mie simpatie giallorosse mi inducono a pensare a un peccato di ingenuità da parte del capitano romanista. Rutelli quella lettera, tra l’altro scritta in punta di penna, gliel’ha chiesta esplicitamente proprio perchè sa di essere in grosse difficoltà, ma non solo non servirà a nulla. Gli farà perdere altri voti. E poi, come dice il mio amico Federico Mollicone, anche Totti ha sperimentato come lui l’inadeguatezza delle politiche comunali per gli asili nido. Quindi, in futuro, faccia attenzione a non farsi strumentalizzare se vuole continuare a essere un esempio per i giovani».