Gasparri: la Ue boccerà la riforma tv dell’Unione

L’esponente di Alleanza nazionale: «Si vogliono ridurre gli spot mentre l’Europa va nella direzione opposta»

da Roma

Sulla legge Gasparri «non si metteranno pietre tombali». E la difesa della riforma del sistema radio-tv da parte della Cdl ha dato i suoi primi frutti: oggi il disegno di legge del ministro Gentiloni non andrà direttamente all’esame delle commissioni Cultura e Trasporti, ma se ne occuperanno gli uffici di presidenza congiunti per verificare se non sia il caso di aspettare anche il ddl di riassetto della Rai che il titolare delle Comunicazioni intende preparare. E, in un colloquio con il Giornale, lo stesso Gasparri invita il Parlamento a unificare i due percorsi.
«C’è una questione preliminare da affrontare - sottolinea - perché il disegno di legge di Gentiloni contiene norme che riguardano la Rai come l’obbligo di trasferire una rete sul digitale terrestre entro il 2009. Si tratta di un progetto che incide sul valore dell’azienda». Di qui la necessità di riannodare le fila delle due proposte. «Gentiloni - aggiunge - ha annunciato l’apertura di un dibattito sulle linee-guida di riforma della Rai che saranno inserite in un altro ddl a marzo. Allora fermiamo le macchine e unifichiamo le discussioni perché le materie sono le stesse. Parlare di limiti antitrust e criteri di nomina dei vertici Rai vuol dire preparare una legge di sistema».
Certo, dopo i proclami del programma dell’Unione contro la Gasparri e le incertezze dei primi 8 mesi di governo, la maggioranza ha fretta di rivedere la normativa sulla trasmissione degli spot. Ma, precisa l’ex ministro, si rischia lo scontro con Bruxelles. «La Commissione Ue - spiega - ha approvato un aggiornamento della direttiva “Tv senza frontiere” che è stata sottoposta al voto del Parlamento europeo, una proposta che ha indicato tetti di affollamento pubblicitario meno rigidi rispetto a quelli ipotizzati dalla Gasparri. Come fa l’Italia ad andare in controtendenza rispetto all’Europa?». La conclusione, quindi, non può che essere una. «È il solito tentativo di restaurazione dettato dall’antiberlusconismo militante. Il nostro governo - afferma - fa il gioco delle tre carte e vuol far partire l’esame di due ddl attinenti alla stessa materia, uno alla Camera e l’altro al Senato. Bisogna attendere la fine dell’iter europeo».
Non c’è nulla, infatti, che valga la pena buttare: il Sistema integrato delle comunicazioni che istituiva un unico grande bacino di raccolta pubblicitaria ha permesso ad alcuni gruppi editoriali di espandere la loro area di attività. «Il gruppo Espresso - prosegue Gasparri - ha comprato Rete A. Il digitale terrestre ha aperto nuovi spazi. Adesso, mentre si creano grandi alleanze globali, si è tornati a parlare di mutilare Rai e Mediaset. Si rischia di danneggiare l’industria della comunicazione italiana». Gli oltranzisti anti-spot potrebbero nuocere agli stessi cittadini che pretendono di tutelare. «Raddoppiare il canone Rai per finanziare i minori introiti pubblicitari e, al tempo stesso, indebolire le televisioni private: è questo che la gente vuole?», si domanda.
Il Financial Times, però, ha già dato la propria benedizione a Gentiloni parlando di un provvedimento per «eliminare la dannosa influenza della politica sulla tv italiana». Gasparri non ci sta: «Si fa confusione: il riassetto della Rai è un altro ddl». Anche perché la proposta dell’attuale ministro prevede che la Rai resti di proprietà pubblica nonostante l’istituzione di una Fondazione e la creazione di tre società. «Il sistema dei partiti, tanto di destra quanto di sinistra, si fa prendere dall’orticaria quando si accenna alla privatizzazione della Rai».
Gentiloni, secondo Gasparri, «ha idee confuse e soprattutto non innovative» mentre il momento è propizio per «avviare un processo che può recidere il rapporto improprio tra politica e Rai». Anche per questo motivo, conclude, sarebbe meglio discutere tutto «in un quadro di sistema e lì forse si renderanno conto che è meglio la legge che c’è rispetto al loro balbettio».