Gasparri: «Usiamo le energie per tenere unito il centrodestra»

L’ex ministro: «Discutere il ruolo di Fini in questo momento non è di alcuna utilità. Dobbiamo concentrarci per fare opposizione insieme e in modo serio»

Adalberto Signore

da Roma

Se da Fiuggi Francesco Storace chiude i lavori dell’Associazione D-Destra reclamando a gran voce il congresso di An e mettendo in discussione la leadership di Gianfranco Fini, da Roma i vertici del partito preferiscono la strada della prudenza. Così, non è un caso che al j’accuse lanciato dall’ex ministro della Salute non segua una dichiarazione che sia una da parte dei dirigenti di An, decisi a non alimentare quella che rischia di diventare una vera e propria faida interna. «Penso che la cosa più saggia da fare - spiega Maurizio Gasparri, membro dell’esecutivo di Alleanza nazionale - sia quella di utilizzare tutte le nostre energie per tenere unito l’intero centrodestra. Per farlo servono compattezza e combattività: ognuno può mettere in campo la ricetta che preferisce, ma senza fratture che i nostri elettori non vogliono e non capirebbero. Così, se io prediligo concentrarmi sulla compattezza va benissimo che altri si focalizzino sulla combattività».
Da Fiuggi, però, Storace non è stato affatto morbido con i vertici di An, arrivando a mettere in discussione la leadership di Fini.
«Non mi pare che sia questo il momento giusto per aprire certi dibattiti. Ho visto che Francesco ha fatto un accenno alla questione, ma tirando fuori questo tema oggi fa lo stesso errore di Casini con Berlusconi. È una polemica fine a se stessa e di nessuna utilità. Leadership alternative a quella di Gianfranco Fini non ce ne sono».
Secondo l’ex ministro della Salute, An si sta spostando troppo al centro, rischiando di perdere la sua connotazione di partito di destra. È d’accordo?
«Mi pare francamente un eccesso. I temi dell’identità della destra sono al centro del nostro dibattito interno. Penso alla sicurezza, all’immigrazione, alla famiglia. Lo stesso Fini, che pure aveva lanciato la questione della cittadinanza agli immigrati, qualche giorno fa a Matrix si è detto molto preoccupato dall’accelerazione di Amato».
Nel 2001 lei fu uno dei primi a sostenere la necessità che An entrasse nel Partito popolare europeo. Anche su questo punto, però, Storace è stato categorico ribadendo la richiesta di un congresso del partito.
«L’adesione al Ppe non mette affatto in discussione i nostri capisaldi. Non è un caso che nel Partito popolare europeo ci sia anche la destra francese di Sarkozy. Insomma, non mi pare proprio che sia l’internazionale democristiana. Se per An, dunque, il modello è quello gollista, credo che il Ppe sia la nostra collocazione naturale. È evidente, poi, che tutti i futuri cambiamenti - compreso l’ingresso nel Ppe - dovranno essere sanciti da passaggi congressuali».
Insomma, nessuna deriva centrista?
«Affatto. Nei dibattiti che stiamo facendo in questi mesi c’è moltissima destra. Anzi, la mia impressione è che sia proprio il dibattito a spostarsi verso destra piuttosto che noi verso il centro».
In molti sostengono che Storace si stia preparando a occupare uno spazio che resterebbe libero a destra nel momento in cui An formalizzasse il suo ingresso nel Ppe. Fantapolitica?
«Stiamo lavorando da tempo per arrivare a un soggetto unitario del centrodestra, la stessa cosa che sta facendo il centrosinistra con il Partito democratico. Il futuro, insomma, è quello della grandi coalizioni. E non credo affatto che essere unitari significhi essere estinti. Penso che ora si debbano rasserenare gli animi da parte di tutti. Siamo in un momento in cui tutti i sondaggi, anche quelli di Repubblica, ci danno in vantaggio sul centrosinistra. Per questo dovremmo concentrarci sul fare opposizione in modo serio. Perché i giorni della rivincita debbono essere i giorni dell’unità».
Qualcuno, implicitamente lo stesso Storace, ventila la possibilità di una scissione. Si sente di escluderlo?
«Ci mancherebbe altro, ci conosciamo da decenni e abbiamo storie comuni. Il problema non è certo quello di dividerci, ma di unire quelli che ancora non sono con noi».