Gasperini: «Col Brescia il Genoa farà valere la legge del Ferraris»

L’uomo del fiume ha detto sì. Forte, tenace, mai domo, si è rimesso in discussione. Serse Cosmi ha da poco accettato l'offerta del Brescia di Gino Corioni, raccolto da Mario Somma nel Limbo del centro-classifica e subito trascinato alla soglia dei play-off. Dopo l'esonero di Udine e poco più di dodici mesi senza l'odore dell'erba nelle narici, il cammino del tecnico di Ponte San Giovanni è ripartito dalla Serie B. E ironia della sorte, il calendario recita già Genoa-Brescia, il primo ritorno in quella Genova rossoblù che fu esperienza indelebile, breve ma intensa, della carriera del mister umbro.
Una carriera cominciata tanti anni fa, in riva a quel Tevere che lo vide crescere e diventare uomo, come insegnante di educazione motoria alle elementari di San Mariano. Dai ragazzini ai ragazzi della PonteVecchio: dal '90 al '95, con ancora qualche capello biondo cenere in testa, Cosmi li trascinò dalla Prima Categoria ai Dilettanti, da dove partì l'avventura ad Arezzo. Anche in Toscana, il tecnico perugino seminò bene e raccolse ancora meglio, ottenendo due promozioni in tre anni e portando gli amaranto aretini ad un passo dalla B. Fu così che Luciano Gaucci - inimicandosi la piazza - lo desiderò fortemente a condurre il suo Perugia. Semi-sconosciuto, con in mano un'armata Brancaleone, Cosmi fu accolto con scetticismo. Ma, un po' a sorpresa, vennero gli anni più belli e gratificanti: tre stagioni memorabili, altrettante "salvezze tranquille" e la conquista, nell'estate 2003, della Coppa Intertoto che valse la qualificazione europea. Un sogno, un ciclo che svanì nel doppio spareggio contro la Fiorentina del giugno 2004: il Perugia retrocesse in B ed il divorzio con i Gaucci divenne inevitabile.
A fine agosto, per il comunque emergente Cosmi arrivò la chiamata dall'ambizioso Genoa di Enrico Preziosi - che aveva appena esonerato Gigi De Canio -. Obiettivo unico e imprescindibile la promozione in Serie A. La città di mare accolse l'uomo del fiume a braccia aperte. Era un tipo da Grifo, il mister, personaggio sanguigno, combattente dell'area tecnica, trascinatore e condottiero ideale per l'agognato grande salto, atteso da quasi dieci anni. Pur ritrovandosi a disposizione un gruppo plasmato ad immagine e somiglianza dell'appena silurato collega lucano, i "cosmici" rossoblù dominarono incontrastati il girone d'andata: 13 vittorie e 7 pareggi - e una sola sconfitta col Torino - proiettarono il Genoa in testa alla classifica con 46 punti al giro di boa, 44 gol fatti e 18 subiti. Insomma, un piede in Paradiso. Ma poi il rullo compressore targato Stellone-Milito arrestò la propria corsa. Qualcosa, nel Vecchio Balordo 2004-05, s'inceppò. E a Cosmi, sempre più beniamino del pubblico ma entrato in aperto conflitto con la dirigenza, la situazione parve scappare di mano. La promozione, nonostante le 6 misere vittorie del girone di ritorno ed una media punti quasi da salvezza, arrivò comunque contro il Venezia, all'ultima giornata. In che modo è risaputo. Fu così che, tra amarezze e polemiche, lacrime e rimpianti, le strade dell'uomo del fiume e del Genoa si separarono e, quando questo pomeriggio si intrecceranno ancora, l'emozione a Marassi sarà palpabile. Applausi o fischi? Di sicuro non indifferenza. Perché quel mister col cappellino da baseball che il Grifone ce l'ha tatuato sulla pelle non si può dimenticare. Nel bene e nel male.