Gasperini e i nuovi fenomeni Noi puntiamo anche su questi

È nato da una costola della Juve. Dunque, chi meglio di lui potrebbe batterla e un giorno esserne anche l’allenatore? Non è un pronostico, nemmeno una gufata (alla Juve), tanto meno un augurio, solo un’ipotesi che Gian Piero Gasperini sta portando avanti a suon di risultati. Stasera il Genoa, vecchio Grifone, se la gioca con la Signora nuovamente imbellettata. Il caso vuole che, in panca, il contrasto tra una squadra tutto cuore, schemi e frizzantino e un’altra impaludata nella sua tradizione, sia ancora più evidente. Gasperini ha 50 anni e non li dimostra. Claudio Ranieri non ne ha settanta (solo 57), ma sembra già di un’altra epoca, un’altra storia. E Gasperini, che dai nove anni in avanti si allenava con la Primavera juventina insieme a Sergio Brio e Paolo Rossi e quando gli anni sono diventati 36 ha allenato giovanissimi, allievi e Primavera bianconeri, è l’ultimo trascinatore della nouvelle vague della panchina italiana: tutta gente che naviga nella decade fra i 40 e i 50 anni.
Sulla panchina della Juve, Gasperini ha già vinto un torneo di Viareggio, ma non per questo tira il gruppo. Dato per scontato che Prandelli e Delio Rossi siano più avanti nella carriera e che Edi Reja non sia proprio giovanissimo, potrebbe far testo la classifica della serie A per decidere la hit parade. Pasquale Marino (46 anni) davanti a tutti, dopo aver fatto un bel lavoro a Catania, dunque è il più bravo? Forse, ma l’Udinese ha più struttura, più tradizione, più credibilità da diversi anni. A Udine tanti tecnici sono riusciti a lavorare bene. Soprattutto se giovani. Il Genoa, invece, ha la faccia sbarazzina di chi tira tranelli, se ti fidi troppo. Difficile ogni anno ricomporre una squadra. Per esempio quest’anno: partito Borriello, è tornato Milito. Un colpo di bravura e di fortuna. Sennò chissà dove sarebbe il Genoa. E non raccontate che contano soprattutto il gioco e il modulo.
In questa hit merita un bel posto Davide Ballardini (44 anni), non tanto per il suo passato, raccontato da diversi esoneri, quanto per presente e futuro: ottenere risultati con un presidente come Zamparini, è impresa da titani. Serve sopportazione da asceta. Ballardini ha allenato anche le giovanili del Milan, tecnico di ispirazione sacchiana, a Cagliari ha dato il meglio. E, visto che Cellino è un presidente di ispirazione «zampariniana», c’è da pensare che l’allenatore del Palermo renda di più fra turbini e tormenti.
La classifica fa posar l’occhio sulla panchina catanese di Walter Zenga (48 anni), che ha la forza nella cura dei particolari e nella vita da giramondo capace di regalargli diverse esperienze. Se non gli scappa il nervo, Walterone ha la chance per indirizzare la carriera che lui vorrebbe approdasse all’Inter. La strada è lunga e tortuosa.
E perché non inserire l’amato Barnetta di Mourinho? Mario Beretta (49 anni), tipico esemplare del calcio milanese, cresciuto fra i giovani del centro Schuster, storica società della città, ha allenato tanti anni nella serie C lombarda, prima di vagare tra Verona, Parma, Siena e Lecce. Il pedigree rende merito alle sue operazioni salvezza che, probabilmente, sono anche il limite: difficile che possa lavorare più in grande, ma Sonetti e Mazzone sono diventati famosi salvando squadre.
Occhio a Massimiliano Allegri (41 anni), passato da giocatore di qualità, stupefacente nel portare il Sassuolo alla promozione in serie B e intrigante ora che sta risollevando il Cagliari. E così pure a Marco Giampaolo (41 anni), allenatore ombra quattro anni fa ai tempi dell’Ascoli (Massimo Silva ci metteva la faccia, lui la tattica), tutto d’un pezzo quando si è trattato di rifiutare l’ennesimo richiamo di Cellino al Cagliari. Ed oggi navigante a Siena, senza infamia e con qualche lode. Infine un nome, per ora solo quello: Leonardo Acori (umbro di 53 anni, vabbè), ha allenato il Rimini, conquistando due promozioni, ed ora sta a Livorno. Il suo gioco piace, gli esperti gli credono. Il futuro dirà.