Gasperini: «Genoa, vietato sbagliare La Juve per noi è l’esame di laurea»

GenovaLe previsioni annunciano pioggia e a Genova c’è il sole. Mister Gasperini e la sua truppa difendono il posto in Champions League e il campo di allenamento di Pegli è deserto, con le bandiere a mezz’asta. Tutto strano eppure tutto così maledettamente normale, come questo campionato del Genoa. Con la Juventus che negli ultimi tre anni ha concesso ai rossoblù un solo punto in sei partite ma che mai come stavolta ha paura di perdere. Anche se stasera a Marassi non ci sarà Milito a spaventare Buffon, anche se ci sarà - o almeno è salito sul pullman con gli altri convocati - Grygera, che di solito vede Genoa e cambia mestiere facendo il bomber aggiunto. Il Vecchio Balordo ha buttato via il bastone e insegue la Vecchia Signora, con tanta voglia di farle uno sgambetto come ai tempi della beata gioventù.
Roba da ragazzacci. Eppure la chiama «esame di laurea», mister Gasperini. Una partita che sa di passato, che vale tanto nel presente, che decide il futuro. Almeno per il Genoa, che i complimenti finora li ha sempre accettati con piacere in giro per i campi della serie A, ma che ora è deciso a non meravigliare più. È deciso a dimostrare che d’ora in avanti Genoa-Juventus sarà una partitissima per il vertice, una di quelle da 1-X-2 obbligatorio. Tanto che la posta in palio sembra già quasi secondaria. «Firmerei per un’altra bella prestazione come quella contro l’Inter, dove però gli episodi hanno girato storto», la butta lì il mister. E i punti? E il quarto posto da difendere? Chissenefrega? «Se vinciamo diamo una spinta ulteriore a un campionato già molto bello - replica Gasperini - ma sarà importante comunque giocare bene». Come dire che adesso, quando si giocano certi match, i tre punti si possono fare ma l’importante è fare bella figura, tanto per ritoccare la classifica ci saranno altre occasioni.
Difficile credergli anche quando sorride disteso. Dentro, l’artefice del miracolo rossoblù è una bomba. Anche perché lui, juventino di nascita e genoano d’azione, è chiacchieratissimo per la prossima panchina della Vecchia Signora, ma ha un patto con Enrico Preziosi e un lavoro da finire. Non a giugno. E allora al campo d’allenamento pretende il massimo. Urla se il fedelissimo Juric sbaglia un passaggino, fa ripartire lo schema se Palladino fa gol ma aveva l’ordine di darla indietro, striglia chiunque gli capiti a tiro, foss’anche l’eroico Thiago Motta che a Reggio Calabria è entrato su una caviglia sola e ha usato quella malconcia per buttare dentro il gol-vittoria. Al di là delle recinzioni si sentono solo gli urlacci del mister, perché il campo del Pio XII è off limits, come ogni vigilia. Stasera c’è da «non sbagliare niente e pedalare». E allora, finita la partitella di rifinitura si pedala. Giri di campo per tutti. Tattica e velocità.
Le bandiere a lutto per la tragedia del terremoto sono l’unica anticipazione del risultato di questa sera, perché Genoa e Juve hanno già vinto entrambe, decidendo di devolvere l’incasso all’Abruzzo. Un incasso record per quest’anno, visto che le rivendite hanno praticamente esaurito le scorte e questa mattina alla riapertura resteranno solo pochi biglietti di ogni settore. La partita dal sapore antico è sentita anche dal pubblico, che ha imparato a vivere da grande, ad aspettare il risultato sapendo che una vittoria sarebbe una grande gioia ma non più un sogno. Perché questa sera a Marassi i genoani andranno dopo aver chiesto i risultati del Milan, della Fiorentina e della Roma. E andranno ripensando che in fondo, nel dopoguerra, l’unica volta che il Genoa ha lottato per il quarto posto, centrandolo, si era trovato a giocare con la Juventus l’esame di laurea. Finì 2-0. Allora c’erano Branco e Skuhravy a bucare la difesa di Luppi, Napoli e Galia. Stasera ci saranno Chiellini, Legrottaglie e forse Grygera il terribile, insomma la seconda miglior difesa del campionato. Ma il Genoa fa sapere a Del Piero e Iaquinta che Rubinho ha raccattato in fondo alla rete solo un pallone in più della coppia Buffon-Manninger. Mentre là davanti, può sembrar strano, ma quando non c’è Milito i gol dei bomber di complemento portano sempre tre punti.