Un «Gastone» originale ma Petrolini è un’altra cosa

La presenza di Petrolini sulle nostre scene non è mai venuta meno. Da Mario Scaccia a Nino Manfredi fino a Gigi Proietti lo hanno riproposto, seppur con risultati e obiettivi diversi. Scaccia ha riscoperto i tesori del drammaturgo, Manfredi e soprattutto Proietti il Petrolini del varietà. Ma se il Petrolini attore prese dal varietà, nel quale era nato, la tecnica della risata, il senso del ritmo, la capacità di coinvolgimento del pubblico, il Petrolini autore ha un posto di rilievo, accanto ai futuristi, a Bontempelli, a Campanile e allo stesso Pirandello, fra i rinnovatori della nostra drammaturgia del Novecento. Le sue macchiette e i suoi testi più originali come Chicchignola, giungono da una parte a una comicità surreale e talvolta astratta, dall'altra a un teatro di costume non immemore di suggestioni pirandelliane.
Gastone, in scena al Teatro Ambra Jovinelli di Roma fino a domenica e in tournée, è un testo che cerca di fondere la famosa macchietta del falso divo del varietà, vanesio e cinico, con la commedia in due atti che Petrolini rappresentò nel 1924 e con la rievocazione da parte di Nicola Fano e del musicista Germano Mazzocchetti del varietà più scalcinato degli anni Venti. Il risultato è uno spettacolo ibrido, che alterna qualche momento felice a scene prevedibili, che ci danno un'immagine pallida del genio di Petrolini, della sua forza d'invenzione satirica, del suo gusto dell'assurdo e del nonsense. È un Petrolini visto con gli occhi di Manfredi e di Proietti e non con quelli colti e lucidi di Scaccia, l'unico che l'ha capito fino in fondo e che come interprete non l'ha mai imitato. Massimo Venturiello, che è anche il funzionale regista dello spettacolo, è un Gastone molto credibile e attento a coglierne tutta l'originalità, mentre Tosca, fuori parte come attrice nel personaggio della giovanissima popolana, dà il meglio di sé quando canta con la sua bella voce le canzoni d'epoca, rielaborate da Germano Mazzocchetti.