Gatlin raddoppia e conquista i 200 Per gli Usa è poker

L’americano re di Helsinki si lascia alle spalle i tre compagni litiganti Spearmon, Capel e Gay

Nostro inviato a Helsinki

Un’americanata. Ma di quelle che non si dimenticano. Quattro razzi neri ai primi quattro posti dei 200 metri. Davanti a tutti l’unico Re Sole di questi mondiali. Justin Gatlin ha detto che il re dello sprint è lui, nessun altro si azzardi a mettergli piede davanti. Interprete straordinario di tutto quanto fa velocità, lo ha dimostrato anche ieri infilando una progressione fantastica negli ultimi cento metri, appena uscito dalla curva, come le acque si fossero aperte davanti a lui e chiuse davanti ai suoi compagni di ventura.
Duecento metri made in Usa: quattro atleti davanti a tutti, schieramento d’onore mentre il resto del mondo gli guardava le spalle e Usain Bolt, speranza giamaicana, un anno più giovane di Andrew Howe, finiva zoppicante. Gatlin ha avuto solo qualche problema in curva, poi tutto è stato chiaro, non ha nemmeno spinto nel finale, ha corso con vento contro e chiuso con un tempo classico (20”04) per le finali dei mondiali.
Gli Stati Uniti mettono in cassa la nona medaglia d’oro, ieri hanno fatto raccolto pesante: oro con Gatlin, oro nel triplo con Walter Davis, ex giocatore di basket per Louisiana, oro nei 100 ostacoli con Michelle Perry, studentessa in sociologia di 26 anni, non proprio di primo pelo, ma una vita nell’eptathlon. Le è bastato cambiare specialità per raccogliere. Ma questa è l’America dell’atletica: tanti bravi ragazzi e per ora un vero Re Sole. Gatlin ha messo d’accordo i tre litiganti delle storie da caserma lasciandoseli alle spalle. John Capel è finito stritolato fra le due matricole permalose: era in mezzo a loro alla partenza, lo è stato anche all’arrivo, sopravanzato da Spearmon e seguito da Gay. Pareva una gran parata, più che l’arrivo a velocità da siluri. Ma Helsinki porta bene ai piazzamenti da Guinness Usa: non era mai capitato un poker nella velocità, ma era già arrivato il tris, proprio nei mondiali d’avvio, nel 1983. I cento metri nelle mani di un terzetto composto da Carl Lewis, Calvin Smith e Emmit King. Corsi e ricorsi. Ora anche Mo Greene dovrà ammettere che Gatlin è il suo erede. La palla di cannone di Kansas City è stato unico nell’infilare la doppietta 100 e 200. Storia datata Siviglia 1999, quando Mo era davvero una cannonata di sprinter.
Gatlin in questi mondiali ha rincorso lui e Lewis nella storia ed è arrivato primo anche a questo traguardo. Come non essere soddisfatti? Come non credere a qualcosa di più? Gatlin lo ha spiegato anche ieri. «Voglio dimostrare al mondo che campione sono. Sono felice di essere qui e di essere entrato nella storia. Ora voglio la terza medaglia, in staffetta. Ma anche questa è stata una grande vittoria per tutti noi». Probabilmente tornerà a casa con il bottino dei suoi sogni. Più credibile e affidabile di Marion Jones e delle sue promesse ma anche di Michael Phelps e dei suoi sogni fantastici nell’acqua. Ma questa è un’America che sogna, fa sognare e spesso traduce in realtà. Solo da invidiare.\