Gatti dirige Wagner e Mahler «Dal panzerotto alla Scala»

Appuntamento con la Filarmonica: concerto lunedì, domenica la prova

Elsa Airoldi

Quarantaquattro anni, volto bruno, porgersi accattivante. Accento e simpatia che portano dritti in terra emiliana. Se non sapessimo che anche lui, Daniele Gatti, ultimo ritrovato della Filarmonica della Scala in fatto di direttori, è nato qui, nelle classi del nostro Conservatorio. «Una gran fortuna, alla fine delle lezioni un panzerotto e via su per il loggione della Scala a seguire le prove dei Maestri...».
Gatti, all'indomani dei suoi diplomi, e solo per parlare di casa nostra, diventa direttore musicale di Santa Cecilia e poi del Comunale di Bologna. Incarico che ricopre da dieci anni. Scadenza il 2007. Ma niente programmi. Letteralmente strappato alle prove del concerto di lunedì 27 (con generale aperta domenica 26 a favore del Pediatrico Buzzi) e solo desideroso di tornarci, il direttore teme i tranelli.
No, commosso e al settimo cielo della felicità per essere qui, lui è alla Scala (come del resto a Vienna, Salisburgo, Monaco, New York...) esclusivamente in fase progettuale. Certo, è grato a Schiavi per l'opportunità del primo podio Filarmonico e a Lissner per il Lohengrin delle prossima stagione.
Sebbene proprio Lissner sia il responsabile anche del recente, fortunatissimo Barbiere di Aix-en-Provence, con tanto di orchestra del suo Comunale a seguito. E con la Filarmonica della Scala ci sia già stato il mini-tour Istanbul-Taormina-Varsavia. Cui prossimamente si aggiungeranno Budapest, Belgrado e più avanti Londra. Insomma le tappe di una vera e propria collaborazione.
In effetti a Milano Gatti s'era già visto. Alla Scala con due Rossini, L'occasione fa il ladro e Tancredi ('86 e '93) e in Conservatorio per il Quartetto (ottobre 2004) con l’Orchestra Giovanile Italiana (Piero Farulli) rinforzata da ex e lo stesso identico programma impaginato per questo concerto. Wagner, Incantesimo del Venerdì Santo dal Parsifal e Mahler, Sinfonia n.9 in re maggiore. Ma parevano passaggi.
Mentre da oggi anche Daniele Gatti diventa una costante. Un nome del nuovo corso. Ma dalla sua adorata Scala è lontano da tredici anni. Perché? Non lo sa. Intanto non ha perso tempo. Gli ultimi mesi hanno assistito ad un vero e proprio exploit. Cinque festival, uno dopo l'altro, solo la scorsa estate: Aix, Salisburgo, Pesaro, Lucerna e i Proms di Londra.
Come si spiega? Una serie di circostanze. L'intendente della Staatsoper di Vienna che ascolta il suo Simone di Bologna e gli «impone» un Simone viennese. Da cui Salisburgo, Lucerna... Insomma una catena.
In mezzo, fatto non ininfluente, il portavoce dei Wiener che gli offre un tè e gli propone di entrare in famiglia. Nel «club» Wiener. Unico italiano dopo Muti. Si stringono i rapporti. Mentre lui, fermi restando Bologna e la Philharmonic Orchestra della quale è Music Director, sta dirigendo alle Festwochen, alla Staatsoper sono già programmati un Moses und Aron di Schönberg, Otello e Boris.
Per il 2008 si parla di un Wagner a Bayreuth e uno a Dresda. Nell'ottobre 2007 un Requiem di Verdi per il ciclo del Vaticano. E il suo repertorio? Tutto, da Mozart in poi. Anzi alla Scala sarà bene tenere presente l'ottimo lavoro sui classici che ha caratterizzato l'era Muti.
Come mai allora ancora la Nona di Mahler? «Ci sono lavori che ti prendono, ti commuovono. Come quasto Mahler privo di retorica che eseguirò dopo Wagner, senza soluzione di continuità. Il pericolo è immedesimarsi troppo. L'approccio con la partitura deve essere un po' distaccato, pena la dissoluzione della forma, o l'interiorizzazione che ne fa una questione personale e penalizza il pubblico...».
E il Barbiere che torna sempre..? «Il Barbiere ti vuole, ogni due o tre anni. È come andare alle terme. Fa bene, dissintossica...». Finito? Finito. Ringrazia, saluta, e scompare ingoiato dalla sala prove. Che dire? Se sono rose fioriranno. Già fiorite?