Gatti a sorpresa si presenta in aula

Ha voluto essere presente, comunque, per pochi minuti davanti a giudici. Camicia azzurra, pantaloni chiari, dimagrito. Una comparsa, quella di Guglielmo Gatti, che sembra un segnale forte del processo che si terrà a fine estate. Ieri si è tenuta l’udienza preliminare, un atto dovuto nel caso di una richiesta di giudizio immediato. Guglielmo Gatti, il quarantunenne accusato degli omicidi degli zii Aldo Donegani e Luisa De Leo era presente. È riuscito a eludere fotografi e giornalisti entrando da un ingresso secondario del tribunale, camminando con passo che rasentava la corsa, sospinto dai due agenti di polizia penitenziaria. È poi risalito sul cellulare con lo sguardo di chi non avesse avuto il tempo di rendersi conto di cosa stesse succedendo. Fuori dal carcere e di nuovo dentro, nel giro di pochi minuti. «È stato lui a voler essere presente» ha precisato alla stampa, quando il cellulare era già ripartito per il carcere di Canton Mombello, l'avvocato Luca Broli, difensore di Gatti. Il legale ha ribadito d'aver «svolto indagini difensive» che lo hanno indotto a concepire «riserve in ordine all'effettiva completezza di questa indagine». Il processo dovrebbe tenersi prima del prossimo autunno. Per il momento la posizione di Gatti rimane gravissima. I gravi indizi di colpevolezza trovano fondamento, secondo i magistrati bresciani, nel riconoscimento di Gatti al passo del Vivione, il 1 agosto; nelle targhette apposte sulle confezioni di sedano ritrovate al passo del Vivione e coincidenti con le indicazioni trovate sullo scontrino di Gatti. Sullo stesso scontrino, peraltro, risalente alla mattina del 30 luglio, è documentato l'acquisto, tra l'altro, di diverse confezioni di sacchi per rifiuti e guanti in lattice. E un guanto in lattice era stato notato nei pressi di un cassonetto, a poca decine di metri dalla villetta di via Ugolini, nelle ore successive all'inizio delle indagini. Ma nelle motivazioni si fa anche riferimento, tra l'altro alla presenza di tracce di sangue compatibili con Luisa De Leo sulla custodia del triangolo catarifrangente collocato nel cofano dell' autovettura di Gatti, e di quelle - sia di sangue che di materiale biologico dei due coniugi - rilevate in molti punti della villetta.