Gatto maltrattato? A rischio la patria potestà

Chi bazzica nel caleidoscopico mondo dell’animalismo italiano, prima o poi s’imbatterà in un’associazione che porta uno strano nome: le Sfigatte. L’assonanza con il termine che evoca la sfortuna è voluto, ma come scrivono nel loro sito le volontarie torinesi che hanno dato vita al movimento, si tratta di un nome simpatico e ironico per indicare un tipo di volontariato a favore degli animali in cerca di famiglia.
Da quando nascono, le Sfigatte cercano di soccorrere, curare e sterilizzare gatti randagi o abbandonati e li collocano in famiglie adottive che li possano amare e accudire per tutta la vita.
Ben presto l’associazione fa proseliti e, nel tempo, aumentano i servizi, dall’accalappiagatti, al cat -express (una sorta di taxi per felini), all’affido temporaneo che normalmente vede impegnato un volontario fino a quando si è trovata una famiglia stabile e definitiva per il micio.
Da non molto tempo è nata una «costola» delle Sfigatte torinesi a Pavia e le poche ragazze che dirigono l’associazione satellite di quella piemontese già fanno parlare di sé con un fatto originale che sta suscitando polemiche sul web e che è approdato negli uffici della procura. Oggetto del contendere una gattina di nome Cremina affidata temporaneamente dall’associazione la scorsa estate a una donna quarantenne che avrebbe dovuto tenerla per un tempo limitato in attesa di una sistemazione definitiva. Cremina ha problemi di salute, probabilmente derivati dall’appartenere a una colonia felina dove vive anche il fratello Merlino. La salute un po' cagionevole della micia non spaventa la signora che accetta ugualmente l’affido temporaneo, promettendo di non farle mancare le cure del caso. E qui nascono i problemi. I problemi della gattina sembrano aggravarsi, almeno così sostengono le Sfigatte e la donna che ha in affido Cremina si rifiuta di portarla dal veterinario (così dicono le ragazze dell’associazione). Ne nasce una discussione di fuoco e quando alle animaliste si presenta una famiglia pavese che intende adottare la micia e farsi carico di tutti gli oneri sanitari, Cremina viene data in adozione. La «vecchia» padrona non ci sta, perché ormai si è affezionata alla micia. Munita di volantini, tappezza la casa dei nuovi proprietari, attende le Sfigatte fuori del posto di lavoro, si rivolge alla polizia e al web, dove circolano illazioni sull’associazione che «farebbe commercio di gatti». Le ragazze non ci stanno e partono denunce a dritta e manca. La faccenda è ora nella mani del magistrato.
Questa storia c’insegna che anche l’adozione di cani e gatti nei rispettivi rifugi è un’operazione delicata e non esente da rischi. Facile dire «ma vai al canile che ce ne sono tanti!». Facile e atto sicuramente nobile, ma è necessario valutare bene soggetti spesso malati o con seri problemi comportamentali che, una volta a casa, rischiano di creare piccoli grandi drammi in famiglia. Cautela dunque e richiesta di consigli preziosi al proprio veterinario di fiducia.