«Il Gatto con gli stivali» di Tieck riproposto allo Studio da Rifici

Finzione o realtà, teatro nel teatro dove personaggi fiabeschi si muovono incarnando archetipi. Proponendo un grande e interessante viaggio di conoscenza, «Il Gatto con gli stivali» ovvero una recita continuamente interrotta di Ludwig Tieck, in scena al Teatro Studio fino al 1° aprile, diretto da Carmelo Rifici sulla base dell'elaborazione drammaturgica di Ugo Tessitore, invita il pubblico ad addentrarsi in un mondo fantastico. Rispettando le intenzioni dello scrittore romantico che, a dispetto delle regole delle vita quotidiana, trasforma il teatro in un luogo dove sovvertire i canoni artistici e le leggi sociali e culturali per portare il caos, Rifici, dopo essersi misurato con successo con i «Pretendenti», dirige un «gioco del teatro nel teatro» destinato sia agli adulti sia ai ragazzi. Prendendo spunto dalla fiaba di Perrault, Tieck, un secolo prima di Pirandello affronta il surrealismo portando i suoi personaggi, avvolti da suggestioni oniriche e elementi evocativi a dare vita ad una commedia che accompagna lo spettatore alla ricerca del vero senso del teatro. Sulle ali della musica del «Flauto Magico» di Mozart, colonna sonora di un itinerario che partendo dalla Berlino del '700 giunge fino a noi, «Il Gatto con gli stivali» racconta di come la messinscena fittizia e paradossale, dove fantasia si mescola a umorismo e satira sociale, venga fischiata da un pubblico che, non accettando l'assurdità di vedere i personaggi delle favole nei panni di archetipi umani, interrompono continuamente lo spettacolo mostrando disagio.